Ψ-16 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di letturaIl cifrario di Beale: un tesoro in Virginia tra storia e sospetti
Il cifrario di Beale e il presunto tesoro della Virginia: l'opuscolo del 1885, il testo decifrato con la Dichiarazione d'indipendenza e i motivi di dubbio.
Nel 1885 a Lynchburg, in Virginia, fu stampato un opuscolo di poche decine di pagine intitolato The Beale Papers. Raccontava di un tesoro d'oro, argento e gioielli sepolto nella contea di Bedford negli anni Venti dell'Ottocento, e pubblicava tre testi cifrati composti da lunghe serie di numeri. Uno solo era stato decifrato. Da allora il cifrario di Beale è diventato uno dei misteri crittografici più discussi, e anche uno dei più sospetti.
Il racconto dell'opuscolo
Secondo il testo, un uomo di nome Thomas Jefferson Beale avrebbe affidato nel 1822 una cassetta chiusa a Robert Morriss, gestore di un albergo di Lynchburg, raccomandandogli di aprirla se non fosse tornato. Beale non tornò mai. Morriss, aperta la cassetta molti anni dopo, vi trovò i tre crittogrammi e alcune lettere, e prima di morire li consegnò a un amico, che dedicò gran parte della vita a decifrarli.
L'opuscolo fu pubblicato da James B. Ward, che dichiarava di agire per conto dell'amico di Morriss, rimasto anonimo. Le ricerche successive non hanno identificato con certezza nei documenti dell'epoca il Beale descritto nel racconto, e anche la notizia secondo cui molte copie sarebbero andate distrutte in un incendio non è verificabile. Fin dall'inizio, dunque, la storia poggia su una sola fonte.
Il testo decifrato
Il secondo crittogramma è il solo leggibile. Ogni numero rinvia a una parola della Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti, e si prende la lettera iniziale di quella parola: il numero dieci, per esempio, indica l'iniziale della decima parola. È un cifrario a libro, in cui la chiave è un testo noto. Il messaggio ottenuto descrive il contenuto del tesoro e il luogo generico in cui sarebbe stato nascosto.
Gli altri due testi, che secondo l'opuscolo indicherebbero la posizione esatta e i nomi degli aventi diritto, non sono mai stati decifrati, nonostante oltre un secolo di tentativi, compresi quelli di crittoanalisti professionisti e di numerosi dilettanti armati di computer. Alcuni cercatori hanno anche scavato senza permesso nei terreni della contea, finendo talvolta nei guai con la legge.
Le ragioni del dubbio
Molti studiosi ritengono che la vicenda sia un'invenzione. Le analisi linguistiche hanno notato che lo stile delle lettere attribuite a Beale somiglia a quello dell'autore dell'opuscolo. Un'osservazione ancora più singolare riguarda il primo testo: decodificato con la stessa Dichiarazione, produce lunghe sequenze di lettere in ordine alfabetico, difficili da spiegare se si trattasse di un messaggio autentico e più compatibili con numeri scelti in modo artificiale.
Nessuna traccia documentaria certa conferma l'esistenza del tesoro o della spedizione descritta. L'opuscolo stesso, del resto, mescola dettagli verosimili e toni da romanzo d'avventura, e invita apertamente il lettore a cimentarsi nella ricerca: una caratteristica che alcuni storici considerano tipica di una pubblicazione costruita soprattutto per suscitare interesse e vendere copie.
Il cifrario di Beale va quindi accostato con cautela. È un capitolo interessante della cultura popolare americana e un caso di studio utile per capire come si valuta l'autenticità di un crittogramma. Presentarlo come una mappa sicura verso un tesoro, però, significherebbe confondere una storia affascinante con un fatto storico accertato.