Marchio registrato Studio Esoterico CornelioAlfabeti OccultiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio
Ψ-18 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di lettura

Francis Bacon e il cifrario biliterale: due segni per tutto l'alfabeto

BACONNMOAZROT12 · PIGPENᚢᚠᚦᛉᛈ

Il cifrario biliterale di Francis Bacon, pubblicato nel 1623: un codice a due segni che anticipa il binario e la controversia sulle cifre di Shakespeare.

Tra le molte idee di Francis Bacon, filosofo, giurista e cancelliere d'Inghilterra, ce n'è una che anticipa in modo sorprendente il linguaggio dei calcolatori. Nel De dignitate et augmentis scientiarum, pubblicato nel 1623, Bacon descrive un sistema in cui ogni lettera dell'alfabeto viene rappresentata da una combinazione di soli due segni. Lo chiama cifra biliterale, e racconta di averla ideata da giovane, durante un soggiorno a Parigi.

Il principio delle due lettere

Il sistema usa due simboli, indicati con a e b, raggruppati a cinque a cinque. Poiché con cinque posizioni e due possibilità si ottengono trentadue combinazioni, queste sono sufficienti a rappresentare tutte le lettere dell'alfabeto latino del tempo. Così la A diventa aaaaa, la B aaaab, la C aaaba, e così via. In termini moderni è un codice binario a cinque elementi, oltre due secoli prima del telegrafo.

Bacon presenta il sistema in un capitolo dedicato alle cifre, nel sesto libro del trattato, dove elenca anche le qualità che una buona cifra deve avere: essere facile da scrivere e da leggere, difficile da decifrare per gli estranei e, quando possibile, tale da non suscitare sospetti. Quest'ultima richiesta è la chiave per comprendere la sua invenzione.

Nascondere un testo in un altro

L'aspetto più ingegnoso è il modo in cui Bacon propone di occultare queste sequenze. Non si scrivono materialmente le lettere a e b, ma si usano due forme leggermente diverse di scrittura, per esempio due tipi di carattere. Ogni lettera di un testo qualsiasi, perfettamente innocuo, viene tracciata nella forma a o nella forma b, e chi conosce il sistema legge, raggruppando le forme a cinque a cinque, un secondo messaggio nascosto.

Si tratta quindi di una forma di steganografia più che di crittografia pura: il messaggio segreto è nascosto dentro un testo che può dire tutt'altro. Bacon era consapevole della forza dell'idea e osservava che con questo metodo si può esprimere omnia per omnia, cioè tutto per mezzo di tutto, purché si disponga di due differenze qualsiasi, come suoni di campane, segnali luminosi o colpi.

La controversia shakespeariana

Nell'Ottocento e nel primo Novecento il cifrario biliterale divenne il cuore di una controversia letteraria. Alcuni sostenitori della teoria baconiana, secondo cui Bacon sarebbe il vero autore delle opere di Shakespeare, cercarono messaggi nascosti nelle prime edizioni dei drammi. L'americana Elizabeth Wells Gallup sostenne di aver individuato nel First Folio del 1623 differenze tipografiche che, lette con il metodo biliterale, rivelavano confessioni di Bacon.

Le sue ricerche furono finanziate da George Fabyan nei Riverbank Laboratories, vicino a Chicago, dove lavorarono anche i giovani William ed Elizabeth Friedman, futuri grandi crittologi. Proprio i Friedman, molti anni dopo, nel libro The Shakespearean Ciphers Examined del 1957, dimostrarono che le presunte differenze tipografiche non seguivano alcuno schema coerente e che le letture baconiane erano prive di fondamento.

Il cifrario biliterale resta così un'idea brillante circondata da un mito. Da un lato è uno dei primi esempi di rappresentazione binaria dell'alfabeto e un modello elegante di occultamento; dall'altro ha alimentato una delle più lunghe cacce al tesoro letterarie della storia, conclusa grazie al rigore di chi aveva imparato a leggere i cifrari proprio sulle sue tracce.