ᚠ-03 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di letturaIl Futhark recente: sedici rune per l'età vichinga
Perché in Scandinavia l'alfabeto runico passò da 24 a 16 segni, come funzionavano rune a ramo lungo e a ramo corto e dove si trovano le loro iscrizioni.
Mentre la lingua parlata in Scandinavia si arricchiva di nuovi suoni, l'alfabeto che la scriveva si riduceva. È uno dei paradossi più curiosi della storia della scrittura. Nel corso dell'VIII secolo il Futhark di ventiquattro rune fu sostituito da una serie di sedici, il Futhark recente, che accompagnò tutta l'età vichinga e servì per incidere migliaia di pietre commemorative in Svezia, Danimarca e Norvegia.
Una riforma graduale
Il passaggio non avvenne con un decreto, ma per tappe. Alcune iscrizioni del VII secolo, come le pietre di Björketorp e di Stentoften nella regione svedese del Blekinge, o la pietra norvegese di Eggja, mostrano forme di transizione: certi segni cambiano valore, altri cadono in disuso. Verso la fine dell'VIII secolo il nuovo sistema appare ormai stabile. Le ragioni della riduzione sono discusse; si è pensato a cambiamenti fonetici che resero ambigui i nomi di alcune rune.
Le sedici rune sono fé, úr, þurs, óss, reið, kaun; hagall, nauðr, ísa, ár, sól; týr, bjarkan, maðr, lögr e yr. Con così pochi segni ognuno doveva coprire più suoni: la runa della u valeva anche per o e per w, quella della k anche per g, quella della t per d, quella della b per p. Leggere un testo vichingo richiede quindi di riconoscere la parola dal contesto.
Ramo lungo e ramo corto
Del Futhark recente esistono due varianti principali. Le rune a ramo lungo, dette anche danesi, hanno tratti pieni e ben visibili e furono usate soprattutto in Danimarca e per le grandi pietre ufficiali, come quella di Jelling. Le rune a ramo corto, chiamate anche svedese-norvegesi, riducono i tratti a piccoli segni e si prestavano a scritture rapide su legno; la pietra di Rök ne è un esempio celebre.
Una terza forma, ancora più essenziale, è quella delle rune senza asta, note come rune di Hälsingland, dalla regione svedese dove sono attestate. Qui i segni perdono quasi del tutto il tratto verticale e diventano brevi trattini: una sorta di stenografia runica, di lettura difficile ma rapida da incidere. Sono attestate su un piccolo numero di pietre della Svezia settentrionale e centrale.
Pietre, mercanti e graffiti
Gran parte delle iscrizioni in Futhark recente si trova sulle pietre runiche erette tra il X e l'XI secolo, soprattutto nella regione svedese dell'Uppland, che ne conserva oltre mille. Le formule sono ripetitive: un tale fece innalzare questa pietra in memoria del padre, del figlio, del compagno. Alcune ricordano viaggi verso l'Inghilterra, il Baltico, Bisanzio. Le rune viaggiarono con i Vichinghi: un graffito nella basilica di Santa Sofia a Costantinopoli conserva un nome, forse Halfdan, inciso da un visitatore nordico.
Celebre è anche il leone del Pireo, una scultura marmorea greca oggi a Venezia, davanti all'Arsenale, sulle cui spalle furono incise rune a forma di nastro, probabilmente nell'XI secolo. Il testo è molto consunto e le letture proposte restano ipotetiche, ma la presenza stessa delle rune su quel marmo testimonia la mobilità dei guerrieri scandinavi.
Con la cristianizzazione e la diffusione dell'alfabeto latino, il Futhark recente fu progressivamente integrato da rune puntate, che distinguevano i suoni ambigui. Nasceva così l'alfabeto runico medievale, ma le sedici rune vichinghe rimangono la forma più nota al pubblico, quella che ancora oggi si associa alle saghe e alle navi dalla prua di drago.