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ᚠ-02 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di lettura

Il Futhark antico: le ventiquattro rune e le tre famiglie

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Struttura, nomi e suoni del Futhark antico, l'alfabeto runico di 24 segni usato dal II all'VIII secolo e diviso in tre gruppi di otto chiamati ættir.

Il nome stesso dice molto. Come «alfabeto» viene dalle prime due lettere greche, alfa e beta, così «futhark» nasce dalle prime sei rune della serie: f, u, th, a, r, k. Il Futhark antico, chiamato anche Futhark lungo o germanico comune, contava ventiquattro segni e fu in uso, con poche varianti, dal II secolo fino all'VIII circa, in un'area che andava dalla Scandinavia al continente europeo.

L'ordine e le tre famiglie

L'ordine delle rune è noto grazie ad alcune iscrizioni che riportano l'intera serie: la pietra di Kylver a Gotland, intorno al 400, e i bratteati d'oro di Vadstena e di Grumpan, in Svezia, del VI secolo. Sul bratteato di Vadstena le rune sono divise in tre gruppi di otto, separati da punti. Le fonti islandesi medievali chiamano questi gruppi ættir, parola che significa famiglie o stirpi, anche se il termine è molto più tardo del Futhark antico.

La prima famiglia comprende fehu, uruz, thurisaz, ansuz, raido, kaunan, gebo e wunjo. La seconda hagalaz, naudiz, isaz, jera, eihwaz, perthro, algiz e sowilo. La terza tiwaz, berkanan, ehwaz, mannaz, laguz, ingwaz, dagaz e othala. Le ultime due compaiono talvolta in ordine inverso. Più tardi, nella tradizione islandese, le famiglie presero il nome dalla runa iniziale, di Freyr, di Hagall e di Týr, ma si tratta di un uso medievale.

Nomi ricostruiti

Nessuna iscrizione antica riporta i nomi delle rune. Le forme che si leggono nei manuali, come fehu o ansuz, sono ricostruzioni dei linguisti in germanico comune, ottenute confrontando i nomi conservati nei poemi runici inglese, norvegese e islandese e in un manoscritto gotico. Per molte rune il significato è chiaro: fehu è il bestiame, la ricchezza; isaz il ghiaccio; sowilo il sole; mannaz l'uomo. Per altre, come perthro, il senso resta incerto.

Ogni nome comincia con il suono che la runa rappresenta, secondo un principio detto acrofonico. Questo sistema aiutava a memorizzare l'alfabeto e, insieme, legava ogni segno a un concetto: una ricchezza di associazioni che i secoli successivi avrebbero caricato di significati simbolici. Lo stesso principio si ritrova nei nomi delle lettere di altri alfabeti, come l'ebraico alef o il greco alfa.

Come si scriveva

Le iscrizioni in Futhark antico sono poche, qualche centinaio in tutto, e spesso brevissime. La direzione della scrittura non era fissa: si trovano testi da sinistra a destra, da destra a sinistra e a andamento alternato, detto bustrofedico. Le parole non sempre erano separate, le consonanti doppie si scrivevano una volta sola e alcune rune potevano essere legate in un unico segno. Formule ricorrenti sono ek erilaz, «io, l'erulo», forse un titolo di maestro delle rune, e la parola alu, di significato discusso.

La lingua di questi testi, il protonordico, è la più antica forma documentata di una lingua germanica settentrionale. Per questo le iscrizioni in Futhark antico sono preziose per i linguisti quanto per gli storici: mostrano parole prima delle trasformazioni che avrebbero dato vita all'antico nordico, all'inglese antico e al tedesco. Alcune parole incise, come horna, il corno, sono quasi identiche alle forme ricostruite.

Intorno all'VIII secolo, in Scandinavia, il sistema di ventiquattro segni lasciò il posto a una serie ridotta, mentre in Inghilterra e in Frisia si arricchì di nuove rune. Il Futhark antico non scomparve del tutto dalla memoria: alcuni incisori lo usarono ancora in forma erudita, come sulla pietra di Rök, e oggi resta il punto di partenza di ogni studio sulle rune.