ᚠ-04 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di letturaIl Futhorc anglosassone: le rune d'Inghilterra e di Frisia
Dalle 24 alle 33 rune: la storia del Futhorc anglosassone, dal coltello del Tamigi allo scrigno Franks e alla croce di Ruthwell, fino alle firme di Cynewulf.
In Inghilterra le rune non si ridussero, ma si moltiplicarono. Gli Angli, i Sassoni e i Frisoni, che nel V secolo portarono dal continente la loro lingua, portarono anche l'alfabeto runico, e lo adattarono ai suoni dell'inglese antico. Il risultato fu il Futhorc, così chiamato perché la quarta runa, il cui nome era os, aveva assunto il suono o. Nel corso dei secoli la serie passò da ventiquattro segni a ventotto, e in Northumbria fino a trentatré.
Nuovi segni per nuovi suoni
L'inglese antico aveva vocali che il germanico comune non distingueva. Per renderle, l'antica runa ansuz si sdoppiò: os indicò la o, mentre due nuovi segni, æsc e ac, il frassino e la quercia, servirono per æ e per a. Si aggiunsero poi yr ed ear, e nel Nord dell'Inghilterra rune come calc, gar e stan per suoni consonantici particolari. Molti nomi delle rune inglesi ci sono noti grazie al poema runico anglosassone, che ne descrive ventinove.
Il più antico esempio di Futhorc completo inciso su un oggetto è il coltello del Tamigi, un sax di ferro del IX o X secolo ritrovato nel fiume a Londra e oggi al British Museum. Sulla lama sono intarsiate ventotto rune in ordine, seguite dal nome Beagnoth, forse il fabbro o il proprietario.
Rune su oggetti cristiani
A differenza della Scandinavia, in Inghilterra le rune convissero presto con il cristianesimo e con l'alfabeto latino dei monasteri. Lo scrigno Franks, un cofanetto d'osso di balena scolpito in Northumbria all'inizio dell'VIII secolo, mescola scene della leggenda germanica di Weland il fabbro, l'adorazione dei Magi, la fondazione di Roma e la presa di Gerusalemme. Le iscrizioni sono soprattutto in rune, in parte in latino. Il cofanetto è al British Museum, tranne un pannello laterale conservato al Museo del Bargello di Firenze.
La croce di Ruthwell, in Scozia sudoccidentale, è un'alta croce di pietra dell'VIII secolo. Sui margini porta in rune alcuni versi in inglese antico che corrispondono a un passo del poema noto come Il sogno della croce, conservato per intero in un manoscritto di Vercelli del X secolo. È uno dei rari casi in cui un testo poetico sopravvive sia in un codice sia sulla pietra.
Rune nei manoscritti
Gli scribi anglosassoni usarono le rune anche sulla pergamena. Due di esse, thorn e wynn, entrarono nell'alfabeto latino dell'inglese antico per rendere i suoni th e w. Il poeta Cynewulf, attivo probabilmente tra l'VIII e il IX secolo, firmò quattro poemi inserendo le rune del proprio nome nei versi finali, in modo che il lettore dovesse sciogliere i nomi delle rune per completare il senso.
Nell'Exeter Book, una raccolta poetica del X secolo, alcuni enigmi in versi contengono rune da decifrare. In altri manoscritti compaiono tavole di alfabeti runici compilate da eruditi, a volte con forme fantasiose: segno che, già allora, le rune erano diventate anche oggetto di curiosità antiquaria. Uno di questi, noto come trattato delle isruna, descrive persino sistemi di rune cifrate simili a quelli scandinavi.
Dopo la conquista normanna del 1066 il Futhorc cadde in disuso, e solo la lettera thorn sopravvisse a lungo nella scrittura. Le rune anglosassoni sarebbero tornate a farsi notare molti secoli dopo, quando J. R. R. Tolkien ne usò una versione nella mappa e nel frontespizio de Lo Hobbit, pubblicato nel 1937.