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ᚠ-05 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di lettura

La pietra di Kylver: il più antico Futhark completo

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Scoperta a Gotland nel 1903, la pietra di Kylver conserva intorno al 400 la prima serie completa delle 24 rune, incisa all'interno di una tomba.

Nel 1903, durante lavori agricoli in una fattoria chiamata Kylver, nella parrocchia di Stånga sull'isola svedese di Gotland, venne alla luce una lastra di calcare. Faceva parte di una tomba e portava incise ventiquattro rune in fila, seguite da un segno a forma di albero e da una breve parola. Era la più antica attestazione conosciuta dell'intero Futhark, l'alfabeto runico nella sua forma più antica e completa.

Una tomba e un alfabeto

La lastra è datata di solito intorno al 400 dopo Cristo. Si trovava all'interno di una sepoltura e la faccia incisa era rivolta verso il defunto, non verso l'esterno. Questo dettaglio ha fatto molto discutere: un'iscrizione che nessun vivo avrebbe potuto leggere non sembra destinata a comunicare, ma a operare in qualche modo all'interno della tomba. Molti studiosi vi vedono un uso rituale o protettivo della serie runica, anche se il senso preciso resta ignoto.

Oggi la pietra di Kylver è conservata al Museo storico di Stoccolma. Proviene da un'isola tra le più ricche di monumenti incisi del Nord, dove si trovano anche le celebri pietre figurate dell'età del ferro. Sull'isola si contano anche numerose pietre runiche dell'età vichinga, scritte in una variante locale della lingua nordica, il gutnico antico.

Che cosa c'è scritto

Le ventiquattro rune seguono l'ordine che conosciamo anche da altre fonti, con alcune piccole differenze: due rune della seconda famiglia appaiono in ordine invertito rispetto ad altre serie, e alcune forme sono incise in modo particolare. Dopo la serie compare un segno simile a un abete, formato da un'asta con rami obliqui ripetuti, che viene interpretato come una runa tiwaz moltiplicata o come un simbolo a sé.

Segue la parola sueus, che si legge allo stesso modo da sinistra a destra e da destra a sinistra. Un palindromo, dunque, il cui significato non è stato chiarito. Formule enigmatiche di questo genere ricorrono nell'epigrafia runica antica, accanto a parole come alu o laukaz, il porro, di cui gli studiosi discutono ancora il valore.

Le altre serie complete

La pietra di Kylver non è l'unico Futhark inciso. Il bratteato di Vadstena, un medaglione d'oro del VI secolo trovato in Östergötland, presenta la serie divisa in tre gruppi di otto: è la prima testimonianza diretta delle famiglie runiche. Un bratteato quasi identico, uscito dallo stesso stampo, fu trovato a Motala, e un altro molto simile a Grumpan, nel Västergötland.

Lontano dalla Scandinavia, una colonna di pietra rinvenuta a Breza, in Bosnia, conserva una parte del Futhark, forse incisa nel VI secolo da un membro di un popolo germanico presente nei Balcani. Anche il coltello del Tamigi, in Inghilterra, riporta una serie completa, nella versione anglosassone a ventotto rune. Si tratta di testimonianze sparse, ma concordi nell'ordine delle rune.

Queste serie scritte per intero, senza un testo da comunicare, sono uno degli enigmi più affascinanti della runologia. Forse erano esercizi, forse invocazioni dell'ordine stesso della scrittura, forse entrambe le cose. La pietra di Kylver, con le sue rune nascoste nel buio di una tomba, resta il documento più antico di questo rapporto speciale tra alfabeto e sacro.