Ж-12 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di letturaLa Lingua ignota: il glossario segreto di una badessa
La Lingua ignota di Ildegarda di Bingen: oltre mille parole inventate, dal nome di Dio a quello delle piante, e il loro uso in un canto liturgico.
Aigonz significa Dio, Aieganz significa angelo. Sono le prime parole di un elenco che ne conta oltre mille, compilato nel XII secolo da Ildegarda di Bingen e conservato con il titolo di Lingua ignota, «lingua sconosciuta». Non è un codice per sostituire le lettere, ma un lessico inventato, con parole nuove per esseri celesti, persone, parti del corpo, malattie, vesti, strumenti, piante e animali. È uno dei più antichi esempi documentati di lingua artificiale in Europa.
Un ordine dall'alto verso il basso
Il glossario non segue l'ordine alfabetico, ma una gerarchia che riflette la visione del mondo di Ildegarda. Comincia da Dio, dagli angeli e dai santi, prosegue con i gradi della società umana e della Chiesa, con le parentele e le parti del corpo, e scende poi verso gli oggetti della vita quotidiana, gli edifici, gli attrezzi del monastero, fino alle piante e agli uccelli. A ogni parola inventata corrisponde una glossa in latino e, spesso, in tedesco medievale.
Questa struttura assomiglia a quella dei glossari didattici medievali, che raccoglievano vocaboli per argomenti. Ildegarda conosceva certamente questi strumenti, e il suo elenco sembra costruito sul loro modello. La differenza è che, invece di tradurre il latino in tedesco, introduce una terza lingua, del tutto nuova, che sta accanto alle altre due. Ne risulta un piccolo specchio del cosmo, ordinato secondo una scala che va dal Creatore alle creature più umili.
Una lingua senza grammatica
La Lingua ignota consiste quasi solo di sostantivi e di qualche aggettivo. Non sono documentati verbi propri, né regole di coniugazione o declinazione. Quando la badessa usava le sue parole in un testo, le inseriva in frasi latine, seguendo la grammatica del latino. Per questo molti studiosi la definiscono più un lessico che una lingua completa, anche se il progetto mostra una notevole coerenza nella formazione delle parole.
Molte parole terminano in -ianz o in -onz, e alcune sembrano richiamare in modo lontano il latino o il tedesco. Diuueliz, per esempio, indica il diavolo, e la somiglianza con il tedesco Teufel è evidente. In altri casi l'invenzione appare del tutto libera. Il modo in cui Ildegarda creò i suoi vocaboli resta in gran parte misterioso.
Le parole nel canto
L'unica testimonianza di un uso concreto della Lingua ignota si trova in un'antifona composta dalla stessa Ildegarda, che comincia con le parole «O orzchis Ecclesia». Nel testo, scritto per il resto in latino, compaiono alcune parole della lingua sconosciuta, tra cui orzchis e loifolum. La musica di Ildegarda è giunta fino a noi con la notazione, e quell'antifona viene ancora oggi eseguita e registrata.
Già nelle testimonianze medievali sulla vita di Ildegarda, raccolte dopo la sua morte, la lingua sconosciuta compare tra i doni straordinari attribuiti alla badessa, accanto alle visioni e alle composizioni musicali. Per i suoi contemporanei non era quindi un semplice passatempo erudito, ma un segno della sua ispirazione, e lei stessa sembra averla considerata parte della propria missione spirituale.
La Lingua ignota resta un documento affascinante. In un'epoca in cui il latino era la lingua della cultura e del sacro, una monaca renana sentì il bisogno di dare nomi nuovi a Dio, agli angeli e alle cose del mondo. Nelle sue parole inventate si intrecciano la fede, la curiosità per la natura e il desiderio di una lingua più vicina al mistero.