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Le Litterae ignotae di Ildegarda di Bingen

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Le ventitré lettere segrete inventate da Ildegarda di Bingen nel XII secolo: forme, manoscritti, scopo e rapporto con la Lingua ignota.

Nel monastero del Rupertsberg, presso Bingen sul Reno, una badessa benedettina del XII secolo compose qualcosa che nessuno, prima di lei, aveva fatto in Occidente: un alfabeto nuovo, accompagnato da una lingua nuova. La badessa era Ildegarda di Bingen, nata nel 1098 e morta nel 1179, visionaria, teologa, compositrice e autrice di trattati di scienze naturali. Le sue Litterae ignotae, le «lettere sconosciute», sono tra le più antiche scritture inventate del Medioevo europeo di cui si conosca l'autore.

Ventitré segni originali

Le Litterae ignotae sono ventitré lettere, che corrispondono a quelle dell'alfabeto latino usato all'epoca. Le forme non imitano direttamente nessuna scrittura conosciuta: hanno aste, uncini e piccoli tratti obliqui che ricordano in parte le lettere gotiche, ma con un disegno del tutto personale. Ildegarda non le presenta come una rivelazione di angeli o di antichi sapienti, ma come parte della sua opera, insieme alla Lingua ignota.

Le lettere sono conservate in due manoscritti principali. Il più celebre è il cosiddetto Riesencodex, il «codice gigante», un enorme volume che raccoglie molte opere di Ildegarda ed è conservato a Wiesbaden. Un secondo testimone si trova a Berlino. In entrambi l'alfabeto accompagna il glossario della lingua sconosciuta, e la sua trascrizione mostra la cura con cui il monastero tramandò l'opera della badessa. Le due copie non sono del tutto identiche, e i paleografi hanno confrontato le forme delle lettere per ricostruire il modello originale.

A che cosa servivano

Il motivo per cui Ildegarda creò questo alfabeto è stato molto discusso. Alcuni studiosi pensano a una scrittura riservata alla comunità delle monache, che rafforzava il senso di appartenenza e di unità del monastero. Altri vedono nelle lettere un'espressione mistica, un tentativo di rendere visibile una lingua più pura di quella comune. Ildegarda stessa non ha lasciato una spiegazione dettagliata, e ogni interpretazione resta un'ipotesi.

È improbabile che le Litterae ignotae servissero a nascondere segreti nel senso moderno della crittografia. Non sono un cifrario costruito con regole matematiche, e non risulta che siano state usate per corrispondenze riservate. Sembrano piuttosto un oggetto di devozione e di ingegno, nato in un ambiente monastico dove scrittura, musica e preghiera erano strettamente intrecciate. Non a caso le lettere compaiono nei manoscritti accanto a opere teologiche e musicali, e non tra documenti amministrativi o lettere private.

La riscoperta

Per secoli le lettere di Ildegarda rimasero note a pochi specialisti. L'interesse crebbe tra Ottocento e Novecento, quando i manoscritti furono studiati e pubblicati dai filologi tedeschi, e ancora di più negli ultimi decenni, con la fortuna della musica e delle opere della badessa. Nel 2012 Ildegarda è stata proclamata santa per tutta la Chiesa e dottore della Chiesa, e la sua figura ha conosciuto una notorietà nuova.

Oggi le Litterae ignotae vengono studiate come un caso esemplare di creatività medievale, lontano dagli stereotipi di un'epoca immobile e chiusa. In un piccolo alfabeto di ventitré segni si riflette la personalità di una donna che, in un mondo dominato dagli uomini, seppe inventare persino un modo nuovo di scrivere. Chi le osserva nelle riproduzioni del Riesencodex può ancora cogliere il gesto della penna che le tracciò, otto secoli fa, in uno scriptorium affacciato sul Reno.