Ж-20 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di letturaQuadrati magici dei pianeti: numeri che diventano sigilli
I quadrati magici dei sette pianeti nel De occulta philosophia di Agrippa, i sigilli ricavati dai numeri e il quadrato di Giove nella Melencolia I di Dürer.
Un quadrato magico è una griglia di numeri disposti in modo che la somma di ogni riga, di ogni colonna e delle due diagonali sia sempre la stessa. È un oggetto matematico, ma per secoli fu anche un oggetto magico. Nel Rinascimento i quadrati furono associati ai sette pianeti e diventarono la base per costruire sigilli e caratteri, cioè una vera e propria scrittura nata dai numeri.
Dal mondo arabo all'Europa
I quadrati magici erano noti in Cina e in India, e nel mondo islamico medievale furono studiati sia come problemi matematici sia come strumenti talismanici. Nei trattati arabi di magia delle lettere, come quelli attribuiti ad Ahmad al-Buni, morto nel 1225, i quadrati compaiono accanto ai nomi di Dio e alle lettere dell'alfabeto arabo. Attraverso traduzioni latine e manoscritti ebraici, questo sapere giunse in Europa nel tardo Medioevo.
La sistemazione più celebre si trova nel secondo libro del De occulta philosophia di Enrico Cornelio Agrippa, stampato completo nel 1533. Agrippa presenta sette quadrati, uno per pianeta, di dimensioni crescenti: quello di Saturno ha tre caselle per lato, quello di Giove quattro, quello di Marte cinque, quello del Sole sei, quello di Venere sette, quello di Mercurio otto e quello della Luna nove. Ogni quadrato è accompagnato da sigilli e nomi di intelligenze e spiriti planetari.
Come un nome diventa un segno
Il legame tra numeri e lettere passa per l'ebraico, dove ogni lettera ha anche un valore numerico. Il nome di un'intelligenza planetaria poteva quindi essere tradotto in una serie di numeri. Collegando sul quadrato le caselle corrispondenti con una linea continua, si otteneva un tracciato spezzato: quel tracciato era il carattere dello spirito, la sua firma grafica.
Per i nomi con valori troppo alti per un quadrato piccolo, si usava la riduzione numerica della Cabala delle nove camere, l'Aiq Bekar, che riporta le lettere a valori da uno a nove. Così il quadrato diventava una specie di macchina per scrivere segni, nella quale la matematica e la teologia lavoravano insieme. Molti caratteri dei grimori successivi derivano da questo procedimento, anche quando la loro origine è stata dimenticata.
Il quadrato di Dürer
Uno dei quadrati magici più famosi della storia dell'arte compare nell'incisione Melencolia I di Albrecht Dürer, datata 1514. In alto a destra, sopra la figura alata assorta nei suoi pensieri, si vede un quadrato di quattro caselle per lato, dove la somma di ogni riga, colonna e diagonale è trentaquattro. Nelle due caselle centrali dell'ultima riga compaiono i numeri 15 e 14, che formano la data dell'opera.
Il quadrato di quattro per quattro era, nella tradizione di Agrippa, quello di Giove, pianeta considerato benefico e capace di temperare l'influsso di Saturno, signore della malinconia. Molti studiosi hanno letto la presenza del quadrato nell'incisione alla luce di questa dottrina, anche se il significato complessivo dell'opera resta oggetto di discussione.
I quadrati magici dei pianeti mostrano in modo esemplare la logica degli alfabeti esoterici: trasformare il sapere in segni, e i segni in strumenti di contemplazione. In una griglia di numeri il Rinascimento vedeva riflesso l'ordine del cosmo, e in una linea tracciata su di essa la firma invisibile delle potenze celesti.