Ж-19 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di letturaI caratteri dei grimori: sigilli, segni e firme degli spiriti
I caratteri magici nei grimori medievali e moderni: Picatrix, Liber iuratus, Clavicula Salomonis, Arbatel e Lemegeton, tra storia e simbolismo.
Nei libri di magia rituale che circolarono in Europa tra il Medioevo e l'Ottocento, i cosiddetti grimori, il testo è solo una parte del contenuto. Accanto alle preghiere e alle descrizioni compaiono cerchi, pentacoli e soprattutto caratteri: segni grafici attribuiti a pianeti, angeli e spiriti, a volte chiamati sigilli o firme. Sono l'eredità più visibile di una lunga tradizione che risale ai charaktêres della tarda antichità e passa per la magia araba ed ebraica.
L'eredità araba
Uno dei canali principali attraverso cui i caratteri magici arrivarono in Europa fu il Picatrix, traduzione latina di un'opera araba intitolata Ghayat al-hakim, «Lo scopo del sapiente», composta probabilmente nell'XI secolo in al-Andalus. Alla corte di Alfonso X il Saggio, nel XIII secolo, il testo fu tradotto in castigliano e poi in latino. Il Picatrix contiene descrizioni di immagini astrologiche e di figure legate ai pianeti e alle loro case celesti.
Accanto al Picatrix circolavano altri testi di magia astrale e talismanica di origine araba, attribuiti a Ermete, a Tolomeo o a sapienti orientali. In questi scritti si trovano caratteri planetari che avrebbero avuto una lunga fortuna, ripresi e trasformati nei manoscritti latini dei secoli successivi. Il passaggio dall'arabo al latino non fu una semplice traduzione: i segni venivano ricopiati da mani che non conoscevano la scrittura originale, e cambiavano forma a ogni trascrizione.
Grimori medievali e rinascimentali
Il Liber iuratus attribuito a Onorio di Tebe, noto in manoscritti del XIV secolo, contiene un grande sigillo di Dio, composto da cerchi concentrici, nomi divini e segni. La Clavicula Salomonis, la «Piccola chiave di Salomone», conosciuta soprattutto da manoscritti dei secoli XVI-XVIII, presenta pentacoli ricchi di caratteri, lettere ebraiche e iscrizioni. Il suo nome si richiama alla leggenda del re Salomone come signore degli spiriti.
Nel 1575 fu stampato a Basilea l'Arbatel de magia veterum, un breve trattato che descrive sette spiriti detti olimpici, ciascuno legato a un pianeta e dotato di un proprio carattere. Nel Seicento, infine, si diffuse in Inghilterra il Lemegeton, o Piccola chiave di Salomone, che nella sua prima parte, la Goetia, elenca settantadue spiriti con i rispettivi sigilli. I manoscritti più noti sono conservati nella collezione Sloane della British Library.
Che cosa rappresentavano
Per gli autori dei grimori i caratteri non erano semplici simboli. Erano considerati il segno visibile di un'entità invisibile, una specie di firma che la identificava e la rendeva presente. Secondo la tradizione, conoscere e tracciare il carattere di uno spirito equivaleva a conoscerne il nome segreto. Da qui l'importanza attribuita alla precisione con cui venivano copiati, anche se in pratica ogni copista introduceva modifiche.
Molti caratteri derivano da lettere ebraiche, greche o latine deformate, altri da segni astrologici, altri ancora da griglie numeriche come i quadrati magici dei pianeti. La loro origine composita riflette la storia stessa dei grimori, testi stratificati che mescolano fonti diverse e che sono stati rielaborati di generazione in generazione. Alcuni ricordano i segni a occhiali dei papiri magici, con i loro piccoli cerchi alle estremità.
Oggi i caratteri dei grimori interessano gli storici della cultura, della scrittura e della religione. Studiarli significa ricostruire una rete di traduzioni e scambi tra mondo arabo, ebraico e cristiano, e osservare come un segno tracciato su un papiro egiziano possa, attraverso mille passaggi, riapparire in un manoscritto inglese del Seicento.