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Ж-08 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di lettura

L'alfabeto dei Magi e il nome di Paracelso

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L'alfabeto dei Magi attribuito a Paracelso: cosa scrisse davvero il medico svizzero sui sigilli e come Paul Christian diffuse questa scrittura nell'Ottocento.

Teofrasto Bombasto von Hohenheim, detto Paracelso, nacque a Einsiedeln, in Svizzera, nel 1493 e morì a Salisburgo nel 1541. Medico, alchimista e polemista, fu una delle figure più discusse del Rinascimento. Al suo nome è legato anche un alfabeto, detto «dei Magi», che compare in molti repertori di scritture esoteriche. La sua storia, però, è più complessa di quanto lasci intendere l'attribuzione.

Paracelso e i sigilli

Nelle opere attribuite a Paracelso si parla effettivamente di sigilli e caratteri incisi su metalli. L'Archidoxis magica, un testo pubblicato dopo la sua morte e la cui autenticità è discussa, descrive sigilli dei pianeti e dei segni zodiacali, da fondere o incidere in momenti astrologicamente favorevoli. Paracelso, o chi scriveva a suo nome, attribuiva a questi oggetti un'efficacia legata alla corrispondenza tra cielo e materia, secondo la dottrina del macrocosmo e del microcosmo.

In questi scritti compaiono segni, figure e iscrizioni, ma non un alfabeto completo e sistematico corrispondente alle lettere comuni. Gli studiosi delle opere paracelsiane non hanno individuato in modo certo, nei testi autentici, la scrittura oggi chiamata alfabeto dei Magi. Questo non significa che l'alfabeto sia privo di interesse, ma che la sua storia va cercata altrove, in un'epoca molto più vicina a noi di quanto il nome lasci supporre.

Paul Christian e la fortuna ottocentesca

La forma più nota dell'alfabeto dei Magi si deve a Paul Christian, pseudonimo di Jean-Baptiste Pitois, scrittore e bibliotecario francese vissuto tra il 1811 e il 1877. Nella sua Histoire de la magie, pubblicata a Parigi nel 1870, Christian presenta un alfabeto di ventidue lettere, attribuito ai Magi antichi e trasmesso, a suo dire, attraverso Paracelso. Le lettere sono usate, nel suo racconto, per tracciare nomi su talismani e pentacoli.

L'opera di Christian ebbe grande successo e fu tradotta in diverse lingue, contribuendo a diffondere un'immagine romantica della magia egizia e caldea. Il suo libro mescola erudizione, invenzione letteraria e notizie di seconda mano, e oggi viene letto più come testimonianza dell'occultismo ottocentesco che come fonte sulla magia antica. Christian era stato in contatto con gli ambienti dell'occultismo parigino del suo tempo, e il suo libro rifletteva il gusto per l'esotico che dominava la cultura francese del Secondo Impero.

Ventidue lettere e gli Arcani

Il numero ventidue non è casuale. Coincide con le lettere dell'alfabeto ebraico e, nel sistema elaborato dall'occultismo francese dell'Ottocento, con gli Arcani maggiori dei tarocchi. Christian, come altri autori del suo ambiente, collegava lettere, numeri e figure simboliche in un'unica rete di corrispondenze, e l'alfabeto dei Magi si inseriva perfettamente in questo disegno.

Le forme delle lettere ricordano in parte l'ebraico, in parte i caratteri dei grimori, e in alcuni casi richiamano le scritture angeliche di Agrippa. Si tratta, con ogni probabilità, di una composizione moderna che rielabora materiali rinascimentali. Nei repertori successivi è stata spesso riprodotta con varianti, e talvolta confusa con altri alfabeti magici. Anche per questo è difficile stabilire quale sia la versione «corretta»: ogni autore ha copiato da chi lo aveva preceduto, introducendo piccole modifiche.

L'alfabeto dei Magi insegna una lezione utile a chi studia la storia dell'esoterismo: un nome illustre non garantisce un'origine antica. Dietro molte scritture attribuite a grandi maestri si nasconde il lavoro, non meno interessante, di autori più recenti che cercavano di dare al sapere occulto una genealogia venerabile. Seguire il percorso di queste lettere, da Salisburgo a Parigi, è un buon esercizio di storia delle idee.