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Ж-07 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di lettura

La lingua enochiana e le Chiavi angeliche di Cracovia

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Le Chiavi angeliche dettate a Dee e Kelley nel 1584: struttura della lingua enochiana, grammatica, dibattito sulla sua natura e fortuna moderna.

Un alfabeto, da solo, non fa una lingua. Ciò che rende unico il caso enochiano è che, oltre alle lettere, i diari di John Dee conservano testi lunghi e articolati, con una traduzione inglese parola per parola. Questi testi, chiamati da Dee Claves Angelicae, cioè «Chiavi angeliche», furono ricevuti in gran parte nel 1584 a Cracovia, durante il lungo viaggio di Dee e Kelley nell'Europa centrale.

Il viaggio in Polonia e in Boemia

Nel 1583 Dee lasciò l'Inghilterra con Kelley e le rispettive famiglie, al seguito del nobile polacco Olbracht Łaski. Il gruppo soggiornò in Polonia e poi in Boemia, dove sperava di ottenere il favore dell'imperatore Rodolfo II, grande protettore di alchimisti e astrologi. Fu in questo periodo che Kelley riferì di ricevere le Chiavi, dettate secondo i diari in modo insolito: prima al contrario, lettera per lettera, e solo dopo in ordine.

Le Chiavi sono diciannove testi poetici di tono solenne e apocalittico. L'ultima, la diciannovesima, si ripete con piccole varianti per ciascuno dei trenta «Aethyr», cioè delle regioni o cieli del sistema enochiano. Nel computo di Dee, che parla di quarantotto Chiavi, la prima era considerata così sacra da non poter essere rivelata. I nomi degli Aethyr, come LIL, ARN o ZOM, sono brevi parole di tre lettere che ricorrono nei diari e che i lettori successivi hanno interpretato come livelli di una visione progressiva.

Una lingua con una grammatica

Il primo testo comunicato comincia con le parole «Ol sonf vorsg», tradotte da Dee come «Io regno sopra di voi». Già questa frase mostra che l'enochiano ha un vocabolario proprio e una struttura sintattica riconoscibile. Gli studiosi che hanno analizzato il corpus hanno individuato forme verbali, pronomi, suffissi e regole che si ripetono con una certa coerenza, anche se il lessico è limitato a poche centinaia di parole.

Allo stesso tempo, molti linguisti hanno osservato che la sintassi dell'enochiano segue da vicino quella dell'inglese, e che i suoni sono quelli familiari a un parlante inglese del Cinquecento. Per questo la maggior parte degli specialisti considera l'enochiano una lingua costruita, frutto consapevole o inconsapevole delle sedute, più che una lingua naturale. La questione resta comunque aperta a diverse interpretazioni.

La lingua di Adamo

Per John Dee la posta in gioco era altissima. Come molti eruditi del suo tempo, credeva che prima della torre di Babele l'umanità parlasse una lingua perfetta, la stessa con cui Adamo aveva dato il nome alle creature. Recuperare quella lingua significava avvicinarsi alla conoscenza diretta della natura e di Dio. Gli angeli, nei diari, presentano l'enochiano proprio come la lingua parlata da Adamo nel Paradiso terrestre.

Nel Novecento le Chiavi furono riprese da vari autori di occultismo, che ne modificarono la pronuncia e l'uso, e oggi circolano in numerose versioni. Il confronto con i manoscritti mostra però quanto quelle versioni si siano allontanate dal testo di Dee. Chi voglia conoscere l'enochiano nella forma più vicina all'originale deve quindi risalire ai diari, che dal Seicento in poi sono stati trascritti e studiati da numerosi eruditi.

La lingua enochiana è uno dei più antichi esempi europei di lingua costruita con una documentazione così ricca. Che la si consideri rivelazione, invenzione o enigma, resta una testimonianza straordinaria del sogno rinascimentale di ritrovare la parola delle origini. È anche un documento umano: il ritratto di due uomini che, per anni, cercarono nel cristallo una risposta alle domande che i libri non sapevano più dare.