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Ж-06 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di lettura

L'alfabeto enochiano di John Dee ed Edward Kelley

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Le ventuno lettere angeliche ricevute da John Dee ed Edward Kelley negli anni Ottanta del Cinquecento: nomi, forme, manoscritti e storia.

Nella primavera del 1583, nella casa di Mortlake sul Tamigi, il matematico e astrologo John Dee annotava con cura le parole che il suo collaboratore Edward Kelley diceva di udire dagli angeli. Tra queste rivelazioni ci fu un alfabeto di ventuno lettere, che Dee chiamava la lingua «angelica» e che più tardi sarebbe stato conosciuto come enochiano. È uno degli alfabeti esoterici meglio documentati, perché i diari delle sedute sono in gran parte conservati.

Due uomini e una pietra

John Dee, nato a Londra nel 1527, era uno degli intellettuali più stimati dell'Inghilterra elisabettiana: matematico, geografo, consulente della regina Elisabetta I e proprietario di una delle più grandi biblioteche private del Paese. Morì in povertà nel 1608 o nel 1609. Edward Kelley, più giovane di lui, entrò nella sua vita nel 1582 come «scryer», cioè come veggente capace di vedere figure in una pietra o in uno specchio.

Le sedute si svolgevano con un rituale preciso: Kelley fissava una sfera di cristallo o un disco lucido, descriveva ciò che vedeva e ripeteva le parole degli spiriti, mentre Dee scriveva. Nei diari compaiono figure angeliche come Uriel, Michele e Raffaele, e una creatura bambina chiamata Madimi. Gli storici discutono ancora sul ruolo di Kelley: inganno consapevole, suggestione o convinzione sincera. Le fonti permettono di descrivere le sedute, non di risolvere l'enigma.

Le ventuno lettere

L'alfabeto enochiano conta ventuno lettere, ciascuna con un nome proprio e un valore fonetico vicino a quello latino. I nomi tramandati sono, tra gli altri, Un, Pa, Veh, Gal, Graph, Or, Ged, Na, Gon, Ur, Tal, Drux, Med, Mals, Ger, Don, Fam, Gisg, Van, Pal e Ceph. Le lettere si scrivono da destra verso sinistra e hanno forme che non derivano chiaramente da nessun alfabeto noto, anche se alcuni studiosi vi hanno visto echi di scritture ebraiche o magiche precedenti.

Secondo i diari, le lettere furono mostrate a Kelley come figure gialle su fondo trasparente, e Dee le ricopiò con attenzione. Furono usate per scrivere il Liber Loagaeth, un libro composto da grandi tavole di lettere, e più tardi i testi delle invocazioni dettate dagli angeli. Il Liber Loagaeth, detto anche «Libro di Enoch» perché gli angeli lo collegavano al patriarca biblico rapito in cielo, contiene pagine fitte di lettere disposte in griglie, il cui significato rimase oscuro allo stesso Dee.

I manoscritti e la prima pubblicazione

I documenti di Dee ebbero una storia avventurosa. Parte delle carte fu ritrovata nel Seicento nascosta in un cassettone, e oggi gran parte del materiale è conservata alla British Library, soprattutto nella collezione Sloane. Nel 1659 l'erudito Meric Casaubon pubblicò una selezione dei diari con il titolo A True and Faithful Relation, con l'intento dichiarato di mostrare che Dee era stato ingannato da spiriti maligni. Paradossalmente, fu proprio quel libro a far conoscere l'enochiano a un pubblico vasto.

Nell'Ottocento l'Ordine Ermetico della Golden Dawn, fondato a Londra nel 1888, rielaborò il materiale enochiano e lo inserì nel proprio sistema rituale, dandogli una diffusione che continua tuttora. Molte versioni moderne delle lettere derivano da quelle rielaborazioni più che dai manoscritti originali. Lo stesso nome «enochiano», del resto, non è di Dee: si affermò più tardi, a partire dal legame con Enoch suggerito nei diari.

L'alfabeto enochiano resta un oggetto storico singolare: un sistema di scrittura di cui conosciamo con precisione il luogo, gli anni e i protagonisti della nascita, ma non la vera origine. Per Dee era la lingua degli angeli; per lo storico è un documento prezioso sulla cultura e sulle inquietudini di un grande intellettuale del Rinascimento.