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Ж-15 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di lettura

Il cifrario massonico: griglie, punti e lettere nascoste

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Storia del cifrario massonico detto pigpen: dalle griglie di Agrippa alle logge del Settecento, fino alla lapide di Trinity Church a New York.

Due griglie simili a quelle del gioco del tris, due croci a forma di X, e qualche punto: con questi pochi elementi si costruisce uno dei cifrari più conosciuti della storia, il cosiddetto cifrario massonico. In inglese è chiamato pigpen, «recinto dei maiali», per la somiglianza dei segni con piccoli recinti. Ogni lettera è sostituita dalla porzione di griglia in cui si trova, con o senza un punto, e il messaggio assume l'aspetto di una fila di angoli e quadrati.

Le radici nella Cabala delle nove camere

Il principio su cui si basa il cifrario è più antico della massoneria. Nel De occulta philosophia, pubblicato completo nel 1533, Enrico Cornelio Agrippa descrive un metodo noto come Cabala delle nove camere, o Aiq Bekar dalle prime lettere ebraiche che contiene. Le ventidue lettere ebraiche e le cinque forme finali sono distribuite in una griglia di nove caselle, tre per casella, secondo il loro valore numerico.

In quel contesto la griglia non serviva a nascondere messaggi, ma a ricavare segni e sigilli dai nomi degli spiriti e degli angeli: la forma della casella diventava un carattere magico. Il passaggio da strumento cabalistico a sistema di cifratura avvenne gradualmente, e diverse varianti di griglie per sostituire le lettere circolavano già tra gli eruditi del Cinquecento e del Seicento.

Nelle logge del Settecento

La massoneria moderna nacque ufficialmente a Londra nel 1717, con la fondazione della prima Gran Loggia. Nel corso del secolo le logge svilupparono un ricco patrimonio di simboli, gradi e cerimonie, e la riservatezza era uno dei loro valori fondamentali. Il cifrario a griglie fu adottato in diversi ambienti massonici, in particolare nel grado dell'Arco Reale, per scrivere parole e annotazioni da custodire.

Dal punto di vista della sicurezza, il cifrario massonico è molto debole. Si tratta di una semplice sostituzione monoalfabetica, che si può risolvere con l'analisi delle frequenze delle lettere, una tecnica descritta già nel IX secolo dal filosofo arabo al-Kindi. La sua funzione era più simbolica che tecnica: segnava l'appartenenza a una comunità e la distanza dal mondo profano.

Una lapide a New York

Uno degli esempi più noti di cifrario massonico si trova nel cimitero di Trinity Church, a Manhattan. La lapide di James Leeson, morto nel 1794 e membro della massoneria, reca in alto un'iscrizione in caratteri a griglia. Una volta decifrata, rivela un breve ammonimento a ricordare la morte, tema tradizionale dell'arte funeraria. Altre iscrizioni simili si trovano in tombe e monumenti del Settecento e dell'Ottocento.

Nel corso dell'Ottocento il cifrario uscì dalle logge e divenne popolare tra i giovani e nei libri di giochi, perché è facile da imparare e piacevole da tracciare. Ancora oggi compare in romanzi, videogiochi e cacce al tesoro, spesso presentato come un codice segreto dei massoni. Durante la guerra civile americana, secondo alcune testimonianze, fu usato anche da prigionieri e soldati per brevi messaggi, sebbene la sua debolezza lo rendesse poco adatto a usi militari seri.

La storia del cifrario massonico è un piccolo esempio di come un'idea possa cambiare funzione nel tempo. Nata come strumento cabalistico per trasformare i nomi in sigilli, la griglia di Agrippa è diventata un segno di appartenenza iniziatica e infine un gioco, senza perdere il fascino della scrittura nascosta. Pochi codici sono così semplici e, insieme, così carichi di storia.