Ж-17 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di letturaLa scrittura del manoscritto Voynich: un alfabeto senza chiave
La scrittura del manoscritto Voynich (Beinecke MS 408): datazione al radiocarbonio, storia del codice, caratteristiche dei segni e tentativi di lettura.
Nella biblioteca Beinecke dell'Università di Yale è custodito, con la segnatura MS 408, un piccolo codice di pergamena che da più di un secolo resiste a ogni tentativo di lettura. È il manoscritto Voynich, dal nome del libraio antiquario che lo acquistò nel 1912. Le sue pagine sono illustrate con piante sconosciute, diagrammi astronomici e figure femminili immerse in vasche, e sono coperte da una scrittura elegante e regolare che nessuno è riuscito a decifrare in modo convincente.
Un codice con una storia
Wilfrid Voynich, libraio di origine polacco-lituana attivo a Londra, acquistò il manoscritto nel 1912 dai gesuiti di Villa Mondragone, presso Frascati. Insieme al codice si conservava una lettera del 1665 o 1666 dello studioso praghese Johannes Marcus Marci, indirizzata al gesuita Athanasius Kircher a Roma. Marci riferiva una notizia secondo cui l'imperatore Rodolfo II avrebbe pagato il libro seicento ducati, credendolo opera del filosofo inglese Ruggero Bacone.
Sulla prima pagina, sotto luce ultravioletta, si legge inoltre il nome di Jacobus Horcicky de Tepenec, chimico e farmacista al servizio di Rodolfo II. Queste tracce collocano il manoscritto a Praga all'inizio del Seicento. Nel 2009 un'analisi al radiocarbonio condotta presso l'Università dell'Arizona ha datato la pergamena tra il 1404 e il 1438, escludendo così sia l'attribuzione a Bacone, vissuto nel XIII secolo, sia l'ipotesi di un falso moderno su pergamena nuova.
Come è fatta la scrittura
Il testo è composto da un numero limitato di segni, tra venti e trenta a seconda di come si contano le varianti, scritti da sinistra verso destra con tratto fluido e senza esitazioni. Alcuni segni ricordano le lettere latine o le abbreviazioni dei manoscritti medievali, altri non hanno paralleli evidenti. Per poterlo studiare al computer, gli studiosi hanno elaborato sistemi di trascrizione, il più noto dei quali è chiamato EVA, European Voynich Alphabet.
Le analisi statistiche hanno mostrato che il testo presenta regolarità simili a quelle delle lingue naturali, come la ripetizione di parole frequenti e la diversa distribuzione dei segni all'inizio e alla fine delle parole. Allo stesso tempo, alcune caratteristiche sono insolite: parole molto simili si ripetono a breve distanza, e la varietà del vocabolario è minore del previsto. Queste particolarità alimentano ipotesi molto diverse tra loro.
Ipotesi e tentativi
Nel corso del Novecento il manoscritto attirò l'attenzione di crittografi di professione, tra cui William Friedman, che aveva lavorato alla decifrazione dei codici giapponesi durante la seconda guerra mondiale. Né lui né i suoi gruppi di lavoro riuscirono a leggerlo. Da allora sono state proposte numerose soluzioni, che vedono nel testo una lingua naturale scritta con un alfabeto inventato, un cifrario, una lingua artificiale o un testo privo di significato.
Nessuna di queste proposte ha ottenuto il consenso della comunità scientifica. Il manoscritto resta aperto alle indagini, e le sue riproduzioni digitali, rese disponibili dalla biblioteca Beinecke, permettono a chiunque di osservarne le pagine. Periodicamente i giornali annunciano una decifrazione definitiva, ma finora ogni proposta si è scontrata con la stessa difficoltà: produrre una lettura coerente di intere pagine, verificabile da altri studiosi, e non soltanto di poche parole isolate scelte con cura.
Tra gli alfabeti esoterici il Voynich occupa un posto a parte, perché non sappiamo nemmeno se sia un alfabeto esoterico. Forse custodisce un trattato di medicina, forse un sistema cifrato, forse un enigma senza soluzione. Proprio questa incertezza lo ha reso, da oltre un secolo, il simbolo stesso della scrittura segreta.