Ж-02 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di letturaTritemio, l'abate che nascose i segreti negli angeli
Giovanni Tritemio, abate di Sponheim: la Steganographia messa all'Indice, la Polygraphia del 1518 e il confine tra magia angelica e crittografia.
Johannes Heidenberg, noto come Tritemio dal nome latino del suo paese natale, Trittenheim sulla Mosella, nacque nel 1462 e morì a Würzburg nel 1516. Fu abate benedettino di Sponheim, bibliofilo instancabile, storico e teologo. Ai posteri, però, è rimasto soprattutto come il padre della crittografia moderna e, insieme, come un sospetto mago. Le due fame sono legate allo stesso libro, la Steganographia.
Un libro che parlava di spiriti
Tritemio lavorò alla Steganographia intorno al 1499 e l'opera circolò a lungo solo in manoscritto. In apparenza è un trattato di magia angelica: insegna a invocare spiriti dai nomi altisonanti, ciascuno legato a una direzione o a un'ora, perché portino messaggi a distanza. Già i contemporanei ne furono turbati, e quando il testo fu finalmente stampato a Francoforte nel 1606 la Chiesa lo pose all'Indice dei libri proibiti pochi anni dopo, nel 1609.
In realtà, almeno nei primi due libri, le lunghe formule di invocazione nascondono messaggi cifrati: le lettere utili sono disposte secondo regole precise tra parole senza significato. Il travestimento angelico serviva a proteggere il metodo, ma anche, forse, a sottolineare che ogni comunicazione segreta aveva per Tritemio una dimensione quasi spirituale. Il terzo libro, fatto di tabelle astrologiche, è stato riconosciuto come un sistema crittografico soltanto negli anni Novanta del Novecento.
La Polygraphia e la tavola quadrata
Diverso è il caso della Polygraphia, pubblicata nel 1518. Qui Tritemio espone apertamente diversi sistemi di cifratura. Il più famoso è il cosiddetto cifrario dell'Ave Maria, in cui ogni lettera del messaggio è sostituita da una parola latina, così che il testo cifrato sembra una devota preghiera. Nello stesso libro compare la tabula recta, una tavola quadrata di alfabeti progressivamente spostati, che è all'origine dei cifrari polialfabetici sviluppati nei decenni successivi.
La Polygraphia contiene anche una raccolta di alfabeti esotici e magici, tra cui le lettere che sarebbero diventate famose come alfabeto tebano. Tritemio le presenta accanto a scritture attribuite a re e sapienti antichi, in un insieme che mescola erudizione e fantasia. Nella stessa vena si colloca un'altra sua opera storica, in cui ricostruiva le origini dei Franchi a partire da cronache che nessuno ha mai potuto rintracciare.
Il maestro di Agrippa
Nel 1509 o 1510 il giovane Enrico Cornelio Agrippa visitò Tritemio, allora abate a Würzburg, e gli dedicò la prima stesura del De occulta philosophia. La lettera di risposta dell'abate, conservata, è un invito alla prudenza: certi segreti vanno comunicati soltanto a pochi amici fidati. Attraverso Agrippa, molti alfabeti raccolti o descritti da Tritemio passarono nella grande enciclopedia della magia rinascimentale.
La fama di mago accompagnò Tritemio anche dopo la morte. Circolarono racconti secondo cui avrebbe evocato per l'imperatore Massimiliano I lo spirito della defunta moglie Maria di Borgogna, una leggenda che le fonti non confermano ma che contribuì al suo mito. Nel Seicento il gesuita Athanasius Kircher e altri eruditi discussero a lungo la Steganographia, alcuni per difenderla come opera di crittografia, altri per condannarla come libro di negromanzia.
Nella figura di Tritemio convivono il monaco erudito, il crittografo e l'indagatore dell'occulto. Separare questi aspetti è difficile, e forse non avrebbe senso: per lui la scrittura nascosta era un unico campo, in cui la tecnica e il mistero si sostenevano a vicenda. La sua eredità si ritrova tanto nei manuali di cifratura delle cancellerie europee quanto nelle biblioteche dei cultori di magia.