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Ψ-11 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di lettura

Il Gran Cifrario di Rossignol, il segreto di Luigi XIV

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Antoine Rossignol, decifratore di Richelieu e di Luigi XIV, e il Gran Cifrario a sillabe rimasto illeggibile fino a Bazeries e alla Maschera di ferro.

Nel 1628, durante l'assedio della città ugonotta di Réalmont, nel sud della Francia, l'esercito reale intercettò una lettera cifrata diretta all'esterno delle mura. Secondo il racconto tradizionale fu affidata a un giovane di Albi, Antoine Rossignol, appassionato di matematica, che la decifrò in breve tempo: gli assediati chiedevano aiuti e ammettevano di essere allo stremo. La città si arrese. Iniziava così una delle carriere più straordinarie della crittografia francese.

Al servizio di Richelieu e del re

Il cardinale Richelieu volle Rossignol presso di sé, e il decifratore servì poi Luigi XIII e Luigi XIV. Per decenni lesse dispacci intercettati e preparò i cifrari della diplomazia francese, lavorando a stretto contatto con il potere. Il suo lavoro era così apprezzato che il re lo ricompensò con onori e ricchezze, e Rossignol divenne signore di Juvisy, presso Parigi, dove possedeva un castello.

Con lui collaborò il figlio Bonaventure, e più tardi il nipote Antoine-Bonaventure, in una vera dinastia di cifristi. La loro attività è spesso associata al cosiddetto cabinet noir, il gabinetto nero, l'ufficio segreto in cui le lettere venivano aperte, copiate, decifrate e richiuse prima di essere consegnate ai destinatari, senza che questi sospettassero nulla.

Un cifrario di sillabe

Il Gran Cifrario, messo a punto da Antoine e Bonaventure Rossignol, era un nomenclatore molto evoluto. Invece di sostituire le singole lettere, assegnava numeri a sillabe e gruppi di lettere, in tutto alcune centinaia di valori, tra cui omofoni, cioè numeri diversi per lo stesso suono. Altri numeri non avevano significato oppure servivano da trappola, per esempio indicando di ignorare il gruppo precedente.

Questo impianto rendeva quasi inutile l'analisi delle frequenze applicata alle lettere. Un osservatore che avesse contato i numeri più ricorrenti avrebbe trovato sillabe, non lettere, e le trappole avrebbero confuso ogni tentativo di ricostruzione. Il cifrario fu usato per la corrispondenza più delicata della monarchia, e dopo la morte dei suoi ideatori nessuno, a quanto pare, ne conservò la chiave completa.

Bazeries e la Maschera di ferro

Per circa due secoli diversi documenti negli archivi francesi rimasero illeggibili. Negli anni Novanta dell'Ottocento il comandante Étienne Bazeries, crittologo dell'esercito francese, affrontò le carte cifrate del regno di Luigi XIV. Intuì che i numeri rappresentavano sillabe e, partendo da un gruppo ripetuto che interpretò come les ennemis, «i nemici», ricostruì progressivamente il sistema dopo anni di lavoro.

Tra i testi decifrati Bazeries credette di trovare la soluzione di un enigma celebre: una lettera del ministro Louvois ordinava l'arresto del generale Vivien de Bulonde, colpevole di aver abbandonato l'assedio di Cuneo nel 1691, e menzionava una maschera. Bazeries ipotizzò che fosse lui l'uomo della Maschera di ferro. L'identificazione è oggi respinta dalla maggior parte degli storici, anche perché Bulonde risulta vivo e libero in anni successivi.

Un nome entrato nella lingua

La fama dei Rossignol era tale che, secondo una tradizione spesso riportata, in francese il termine rossignol, che significa usignolo, passò a indicare anche il grimaldello, lo strumento per aprire le serrature senza chiave. L'origine di quest'uso è discussa, ma l'associazione dice molto sull'immagine di quei decifratori capaci di aprire qualsiasi segreto.

La storia del Gran Cifrario mostra un paradosso della crittografia: un sistema può essere così ben costruito da sopravvivere ai propri creatori, fino a diventare indecifrabile anche per chi dovrebbe leggerlo. Solo la pazienza di un ufficiale dell'Ottocento ha restituito la voce a quei dispacci del Re Sole, rimasti muti per quasi due secoli.