Ψ-12 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di letturaIl cifrario dei Templari: storia di una leggenda moderna
Il cosiddetto cifrario dei Templari, l'alfabeto ricavato dalla croce a otto punte: cosa dicono i documenti, le origini moderne e le ragioni della leggenda.
Tra gli alfabeti segreti che circolano nei libri di esoterismo e nelle guide di viaggio, uno dei più suggestivi è il cosiddetto cifrario dei Templari. Le lettere sono ricavate dalle forme di una croce a otto punte e da un sistema di angoli e triangoli. Secondo una tradizione molto diffusa, i cavalieri del Tempio lo avrebbero usato per proteggere le lettere di credito e la corrispondenza tra le loro commende. I documenti, però, raccontano una storia diversa.
Ciò che la storia conferma
L'Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone nacque a Gerusalemme intorno al 1120 e fu soppresso da papa Clemente V nel 1312, dopo il processo promosso da Filippo IV di Francia. Nei suoi due secoli di vita accumulò proprietà in tutta Europa e svolse funzioni finanziarie di grande importanza: custodiva denaro, concedeva prestiti e trasferiva somme tra Occidente e Terrasanta.
Un pellegrino poteva depositare denaro presso una casa dell'Ordine in Europa e ritirarne l'equivalente in Oriente, presentando un documento. Questo sistema, che gli storici considerano un precursore di alcune pratiche bancarie, richiedeva certamente forme di controllo e di autenticazione. È su questo dato reale che si innesta la leggenda di un alfabeto cifrato custodito dai cavalieri.
Un alfabeto senza manoscritti
Nessun documento templare medievale finora noto contiene l'alfabeto della croce. Gli archivi dell'Ordine sono in gran parte perduti, ma le carte superstiti, comprese quelle del processo, non mostrano tracce di questo sistema. Le prime descrizioni sembrano comparire molto più tardi, in età moderna, all'interno della letteratura esoterica e massonica, che dal Settecento fece dei Templari gli antenati ideali di varie società iniziatiche.
Lo schema stesso, del resto, assomiglia molto ai cifrari a griglia diffusi nell'età moderna, come il cifrario massonico detto pigpen, in cui la forma del recinto attorno a ogni lettera ne indica il valore. Il cifrario dei Templari applica la stessa idea a una figura simbolica, la croce, e ne trae un repertorio di segni dal fascino immediato.
Perché la leggenda resiste
La fortuna dell'alfabeto dipende dall'alone di mistero che circonda la fine dell'Ordine. Le accuse di eresia, le confessioni ottenute con la tortura, il rogo dell'ultimo gran maestro Jacques de Molay a Parigi nel 1314 hanno alimentato per secoli l'idea di un segreto custodito e tramandato. Un cifrario attribuito ai cavalieri sembra offrire una prova concreta di quel segreto, anche se la prova manca.
A questo si aggiunge la tendenza, tipica della cultura dell'Ottocento e del Novecento, a cercare messaggi in codice nelle architetture delle commende, nei graffiti delle prigioni e nei simboli scolpiti. Alcuni di questi segni sono autentici e interessanti, come i graffiti del castello di Chinon, attribuiti dalla tradizione ai Templari prigionieri, ma la loro interpretazione come scrittura cifrata resta speculativa.
Il cifrario dei Templari va quindi presentato per quello che è: un alfabeto simbolico di origine moderna, legato all'immaginario templare più che alla storia documentata dell'Ordine. Questo non ne cancella l'interesse. Mostra anzi come il mito dei cavalieri abbia continuato a produrre segni, racconti e linguaggi per secoli dopo la loro scomparsa.