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Ψ-14 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di lettura

Il codice Morse: punti, linee e il primo messaggio del telegrafo

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Il codice Morse dal primo messaggio del 1844 al Morse internazionale e all'SOS: la storia di Samuel Morse, Alfred Vail e di un codice che non era un cifrario.

Il 24 maggio 1844 una sala del Campidoglio di Washington ospitò una dimostrazione destinata a cambiare le comunicazioni. Samuel Morse trasmise lungo una linea telegrafica fino a Baltimora una frase tratta dal libro biblico dei Numeri: «What hath God wrought», che cosa ha operato Dio. Alfred Vail, il suo collaboratore, la ricevette e la rinviò. Iniziava l'epoca in cui un messaggio poteva viaggiare più veloce di qualsiasi corriere.

Un pittore diventato inventore

Samuel Finley Breese Morse, nato nel 1791 nel Massachusetts, fu per gran parte della vita un pittore di ritratti e di soggetti storici, e insegnò arte all'Università di New York. Secondo il racconto tradizionale, l'idea del telegrafo gli venne nel 1832, durante il viaggio di ritorno dall'Europa, conversando con altri passeggeri sugli esperimenti elettromagnetici. Negli anni successivi lavorò al progetto con Leonard Gale e con Alfred Vail.

Il contributo di Vail al codice fu probabilmente importante, anche se la sua parte esatta è discussa. Il sistema iniziale di Morse prevedeva numeri da cercare in un dizionario; la versione con lettere rappresentate da combinazioni di impulsi brevi e lunghi, che assegna i segni più corti alle lettere più frequenti dell'inglese, nacque dalla collaborazione tra i due. Secondo una nota tradizione, le frequenze furono stimate contando i caratteri nelle casse di una tipografia.

Codice, non cifrario

È importante distinguere: il Morse non è un sistema di segretezza. È un codice di trasmissione, cioè un modo pubblico e convenzionale di rappresentare le lettere con segnali elettrici, sonori o luminosi. Chiunque conosca la tabella può leggerlo. Per questo chi voleva riservatezza doveva prima cifrare il messaggio e poi trasmetterlo, oppure usare i grandi codici commerciali, che sostituivano frasi intere con parole convenzionali per risparmiare sul costo dei telegrammi.

Dal Morse americano al Morse internazionale

Il codice originario, detto Morse americano, conteneva spazi interni e segni di lunghezza diversa che lo rendevano poco adatto alle lingue europee. Nel 1848 il tedesco Friedrich Clemens Gerke ne propose una versione semplificata, che fu adottata nell'area germanica. Su questa base, con alcune modifiche, nacque il Morse internazionale, adottato nel 1865 alla conferenza telegrafica di Parigi, dalla quale ebbe origine l'Unione telegrafica internazionale.

Con la radio, all'inizio del Novecento, il Morse divenne il linguaggio delle navi. La conferenza radiotelegrafica di Berlino del 1906 adottò il segnale di soccorso formato da tre punti, tre linee e tre punti, che si legge SOS ma non è l'abbreviazione di alcuna frase. Nel 1912 gli operatori del Titanic trasmisero sia il vecchio segnale CQD sia il nuovo SOS, contribuendo a renderlo famoso in tutto il mondo.

Un linguaggio che sopravvive

Nel 1999 il sistema mondiale di soccorso marittimo passò alle comunicazioni satellitari e digitali, e il Morse cessò di essere obbligatorio a bordo. Sopravvive però tra i radioamatori, in alcuni segnali di identificazione per la navigazione aerea e nella memoria collettiva. Il suo ritmo di suoni brevi e lunghi è stato uno dei primi linguaggi tecnici fondati sulla combinazione di pochi segni elementari.

Inserito in una storia dei cifrari, il Morse ricorda che non ogni alfabeto insolito nasconde un segreto. Alcuni nascono per farsi capire da tutti, il più velocemente possibile. Ed è proprio la diffusione universale del codice ad averlo reso, a sua volta, il veicolo di innumerevoli messaggi cifrati nel corso delle due guerre mondiali.