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ᚠ-15 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di lettura

L'Ogham, l'alfabeto di tacche dell'Irlanda antica

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Venti segni a tacche lungo una linea: struttura, origini e leggende dell'Ogham, la scrittura dell'Irlanda antica attribuita al dio Ogma.

A prima vista sembra più un sistema di conteggio che una scrittura. L'Ogham è formato da gruppi di brevi tratti, da uno a cinque, tracciati a destra, a sinistra o attraverso una linea guida, che sulle pietre coincide con lo spigolo del blocco. Eppure si tratta di un alfabeto completo, usato in Irlanda almeno dal IV secolo dopo Cristo per scrivere la lingua irlandese più antica che si conosca, chiamata irlandese primitivo.

Venti lettere in quattro gruppi

L'Ogham classico conta venti segni, detti feda, cioè alberi o legni, divisi in quattro gruppi di cinque chiamati aicmí. Ogni gruppo prende il nome dalla prima lettera. Il gruppo di beith comprende B, L, V, S e N, tracciate a destra della linea; quello di húath H, D, T, C e Q, a sinistra; quello di muin M, G, NG, Z e R, con tratti obliqui che attraversano la linea; quello di ailm le vocali A, O, U, E e I, con punti o tacche sulla linea.

Più tardi si aggiunsero cinque segni supplementari, i forfeda, per suoni o dittonghi nuovi. Sulle pietre la scrittura procede di solito dal basso verso l'alto lungo uno spigolo, e talvolta prosegue sopra la sommità e giù per lo spigolo opposto. Nei manoscritti medievali, invece, l'Ogham si scriveva in orizzontale, da sinistra a destra, come il latino.

Un'invenzione dotta

L'origine dell'Ogham è discussa. La struttura rivela una conoscenza precisa delle categorie della grammatica latina, che distinguevano vocali e diverse classi di consonanti. Per questo molti studiosi pensano che l'alfabeto sia stato creato da persone che conoscevano il latino, forse in contatto con la Britannia romana, ma che vollero un sistema autonomo, adatto all'incisione su legno e pietra e ai suoni dell'irlandese.

Alcuni hanno ipotizzato un legame con sistemi di segni manuali o di conteggio, ma senza prove decisive. Si ammette in genere che l'Ogham non derivi graficamente da un altro alfabeto, a differenza delle rune: la sua forma è un'invenzione originale. Nessun segno ogamico, infatti, ricalca la forma di una lettera latina o greca.

Ogma e i dotti medievali

La tradizione irlandese attribuisce l'invenzione dell'alfabeto a Ogma, figura del popolo divino dei Túatha Dé Danann, celebrato come campione e maestro di eloquenza. Il trattato medievale Auraicept na nÉces, l'Abbecedario dei poeti, racconta che Ogma lo creò come prova del proprio ingegno e perché fosse riservato ai dotti. Altri racconti, come il Tochmarc Étaíne, mostrano druidi che incidono ogham su bacchette di tasso per scoprire una verità nascosta.

Gran parte delle conoscenze sull'Ogham ci arriva da manoscritti tardi, in particolare dal Libro di Ballymote, compilato verso la fine del XIV secolo. Vi si trova il trattato In Lebor Ogaim, il Libro dell'Ogham, che elenca decine di varianti dell'alfabeto, alcune con nomi di uccelli, colori, fiumi o mestieri. Si tratta di esercizi di erudizione dei dotti medievali, che usavano l'Ogham ormai come una scrittura segreta o un gioco colto.

Fra la pietra e il manoscritto, l'Ogham ha avuto dunque due vite: la prima come scrittura monumentale dei primi secoli, la seconda come oggetto di studio e di fantasia per i poeti e i grammatici dell'Irlanda medievale. È questa seconda vita che ha dato origine ai nomi arborei delle lettere, ai kenning del Bríatharogam e a molte leggende moderne.