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Il Bríatharogam: le lettere dell'Ogham dette per enigmi

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Il Bríatharogam, l'«ogham delle parole», descrive ogni lettera con brevi perifrasi attribuite a Morann, Mac ind Óc e Cú Chulainn. Storia e significati.

«Il più bello degli alberi»: così un antico maestro irlandese avrebbe indicato la lettera C dell'Ogham, chiamata coll, il nocciolo. Non è una definizione botanica, ma un piccolo enigma poetico. Formule di questo tipo compongono il Bríatharogam, letteralmente «ogham delle parole», un insieme di perifrasi che accompagnano ciascuna lettera dell'alfabeto irlandese e che si conservano nei trattati grammaticali medievali.

Tre maestri, tre serie

Le perifrasi sono raccolte in tre serie, ognuna attribuita a un personaggio della tradizione: Morann mac Main, giudice leggendario celebre per la sua saggezza; Mac ind Óc, cioè il dio Óengus, il Giovane; e Cú Chulainn, l'eroe del ciclo dell'Ulster. Le attribuzioni non vanno intese come storiche: servivano a dare autorità alle serie, legandole a figure illustri del passato mitico.

I testi si trovano nell'Auraicept na nÉces e nel trattato In Lebor Ogaim, conservati in manoscritti come il Libro di Ballymote, della fine del XIV secolo, ma basati su materiali più antichi. La lingua delle formule è arcaica e spesso oscura, tanto che già i glossatori medievali dovettero aggiungere spiegazioni, non sempre convincenti.

Alcuni esempi

Per la prima lettera, beith, la betulla, la serie di Morann dà «féochos foltchaín», tronco appassito dalla bella chioma, immagine che si adatta al tronco chiaro e ai rami sottili dell'albero. Per luis la formula è «lí súla», splendore dell'occhio, forse riferita al colore vivace di una pianta. Per húath, la lettera H, si legge «condál cúan», raduno di branchi di cani, un'espressione di cui gli studiosi discutono il collegamento con il nome.

Per coll, il nocciolo, la formula è appunto «caíniu fedaib», il più bello degli alberi, mentre per idad, la lettera I, spesso associata al tasso, si legge «siniu fedaib», il più antico degli alberi. Le due espressioni, costruite allo stesso modo, mostrano lo stile del Bríatharogam: un comparativo, un'immagine, un gioco di suoni.

Alberi o non alberi

Il Bríatharogam ha un'importanza particolare perché permette di capire che cosa significassero in origine i nomi delle lettere. La tradizione medievale chiamava tutte le lettere feda, alberi, e collegava molti nomi a piante: betulla, ontano, salice, quercia, nocciolo, edera. Ma confrontando le perifrasi più antiche, diversi studiosi hanno concluso che non tutti i nomi erano in origine nomi di alberi. Alcuni indicavano altre cose, e l'interpretazione arborea completa sarebbe nata più tardi, per coerenza con il termine feda.

Questo punto è importante anche per valutare le letture moderne. Nel Novecento, soprattutto dopo il libro La dea bianca di Robert Graves, pubblicato nel 1948, si diffuse l'idea di un calendario arboreo druidico basato sull'Ogham, con un albero per ogni mese lunare. Non esistono fonti antiche o medievali che documentino un simile calendario, che va considerato una costruzione poetica moderna.

Il Bríatharogam resta così un testo di grande fascino per ragioni diverse da quelle che gli si attribuiscono spesso. Non rivela segreti druidici, ma mostra il gusto dei dotti irlandesi per la parola allusiva, per il gioco linguistico e per la memoria. Ogni lettera diventava una piccola poesia, e l'alfabeto un repertorio di immagini da imparare a memoria.