Marchio registrato Studio Esoterico CornelioAlfabeti OccultiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio
ᚠ-19 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di lettura

Rune medievali e calendari runici: la lunga vita di una scrittura

MEDIEVALIPHGLHYDOLROT3 · PIGPENᛇᚱᚨᚺᚱᛜᚠᛃᚺ

Dalle rune puntate ai bastoncini di Bryggen, dal Codex Runicus ai calendari perpetui usati fino all'Ottocento: le rune dopo l'età vichinga.

«Gyða ti dice di andare a casa». Il messaggio, inciso su un bastoncino di legno, fu ritrovato a Bergen, in Norvegia, tra i resti del quartiere portuale di Bryggen. Non è un'iscrizione eroica né un incantesimo, ma un biglietto domestico. Testimonianze come questa dimostrano che nel Medioevo cristiano le rune non scomparvero affatto: divennero anzi una scrittura quotidiana, usata accanto all'alfabeto latino da mercanti, artigiani e chierici.

L'alfabeto runico medievale

Dall'XI secolo in poi il Futhark recente di sedici segni fu integrato da rune puntate, cioè rune con un punto o un piccolo tratto aggiunto, che servivano a distinguere suoni prima confusi: la e dalla i, la g dalla k, la d dalla t. Ne nacque un sistema più vicino all'alfabeto latino, al punto che alcuni lo ordinavano come l'abbecedario dei manoscritti. Gli studiosi lo chiamano alfabeto runico medievale o futhork medievale.

Una delle sue testimonianze più singolari è il Codex Runicus, un manoscritto pergamenaceo di circa il 1300 che contiene la legge della Scania, allora danese, scritta interamente in rune. Oggi è conservato a Copenaghen. È un esempio raro di uso delle rune su pergamena per un testo lungo e ufficiale, quasi un omaggio erudito a una scrittura sentita come nazionale.

I bastoncini di Bryggen

Dopo un incendio che nel 1955 distrusse parte delle case di Bryggen, gli scavi archeologici portarono alla luce centinaia di oggetti con iscrizioni runiche, in gran parte bastoncini di legno, databili tra il XII e il XIV secolo. Vi si trovano etichette di proprietà da legare alle merci, lettere commerciali, preghiere in latino, versi d'amore, proverbi e persino scherzi. Un patrimonio unico per conoscere la vita di una città medievale scandinava.

Questi testi mostrano che a Bergen le rune erano conosciute da molte persone, non solo da specialisti. La loro forma semplice, adatta al coltello e al legno, le rendeva comode per messaggi rapidi, mentre la pergamena e l'inchiostro restavano costosi e legati alla Chiesa e alla corte. Alcuni bastoncini riportano l'intera serie runica, forse come esercizio.

Il calendario sul bastone

Il campo in cui le rune sopravvissero più a lungo fu il calendario. In Svezia, Norvegia, Danimarca ed Estonia si usavano calendari perpetui incisi su bastoni, tavolette o dischi di legno, chiamati in svedese runstav e in norvegese primstav. Sette rune, ripetute lungo l'anno, indicavano i giorni della settimana, come le lettere domenicali dei calendari ecclesiastici. Altre diciannove rune segnavano il numero d'oro, che serviva a calcolare le fasi lunari e la data della Pasqua.

Poiché il Futhark recente aveva solo sedici segni, per arrivare a diciannove si aggiunsero tre rune speciali, note con nomi come árlaugr, tvímaðr e belgþór. Simboli figurati indicavano le feste dei santi e le scadenze agricole. Il medico e antiquario danese Ole Worm descrisse questi calendari nella sua opera Fasti Danici, pubblicata nel 1626.

Bastoni di questo tipo furono usati nelle campagne fino al XVIII e talvolta al XIX secolo, e nella regione svedese della Dalecarlia sopravvisse a lungo una forma locale di scrittura runica, le cosiddette rune della Dalecarlia. La storia medievale e moderna delle rune smentisce così l'idea che fossero solo segni magici dei pagani: per secoli furono uno strumento pratico al servizio del lavoro e del tempo.