ᚠ-08 // Studio Esoterico Cornelio // 2 min di letturaAnsuz, la runa degli dèi e della parola
Ansuz, quarta runa del Futhark, porta il nome degli Asi: dal dio Odino del poema islandese alla bocca del poema inglese, storia di un segno conteso.
Il nome della quarta runa è anche il nome di una stirpe divina. Ansuz, in germanico comune, indicava un dio, e al plurale gli Asi, la famiglia di divinità guidata da Odino che nella mitologia nordica abita Asgard. Il segno, simile a fehu ma con i tratti obliqui inclinati verso il basso, rappresentava in origine il suono a, e la sua storia mostra bene come le rune cambiassero valore insieme alla lingua.
Gli Asi e il loro nome
La parola è attestata già nell'antichità. Lo storico goto Giordane, nel VI secolo, scrive che i Goti chiamavano i loro antenati divini Ansis, semidei. In antico nordico il termine divenne áss, plurale æsir, e la runa prese il nome di óss. Nei nomi propri germanici l'elemento ans- o ás- è frequente: lo si ritrova in nomi come Ásgeirr o Oswald, quest'ultimo il re santo di Northumbria del VII secolo.
Nel Futhark recente il suono della runa cambiò: per effetto delle trasformazioni fonetiche il nome óss cominciò con una vocale nasale, e la runa passò a indicare quel suono e poi la o. Il valore di a fu affidato alla runa ár, l'anno, che aveva perso la sua j iniziale.
Il dio e la bocca
I tre poemi runici medievali danno letture diverse. Quello islandese è il più esplicito: la runa óss è «aldingautr», il vecchio Gautr, cioè Odino, signore di Asgard e principe del Valhalla. Gautr è uno dei molti appellativi del dio, e l'insieme dei titoli è costruito come una piccola litania poetica.
Il poema anglosassone, invece, dice «Os byþ ordfruma ælcre spræce», os è l'origine di ogni discorso. Molti studiosi pensano che l'autore cristiano abbia reinterpretato il nome come il latino os, bocca, evitando il riferimento al dio pagano. Ma la scelta è significativa: Odino era anche il dio della poesia e del sapere, e la parola resta al centro.
Il poema norvegese segue una terza via. Gioca sull'omofonia tra óss, dio, e óss, foce di fiume, e dice che la foce è la via della maggior parte dei viaggi, come il fodero lo è per le spade. Un esempio di come i poeti medievali sfruttassero l'ambiguità dei nomi. Giochi simili rendevano anche i versi più facili da memorizzare.
Da una runa a tre
In Inghilterra, dove la vocale a si era trasformata in modi diversi, l'antica runa ansuz si divise. Il nome os e il suono o rimasero al segno tradizionale, mentre due nuove rune, æsc, il frassino, e ac, la quercia, furono create per gli altri suoni. È per questo che l'alfabeto anglosassone si chiama futhorc e non futhark.
Una formula frequente sui bratteati d'oro scandinavi, alu, comincia proprio con questa runa, ma il suo senso è discusso. Più chiara è un'altra testimonianza: la pietra svedese di Noleby, del VI-VII secolo, parla di una runa «di origine divina», con un'espressione che ritorna quasi identica nell'Hávamál. Ansuz, la runa degli Asi, riassume così l'idea, antica e diffusa, che la scrittura fosse un dono degli dèi.