ᚠ-09 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di letturaRaido, la runa del viaggio e della cavalcata
Raido, quinta runa del Futhark, significa cavalcata o viaggio: il suo nome, la forma della R e i versi ironici dei poemi runici medievali.
Chi ha visto una R latina accanto alla runa raido difficilmente dubita della loro parentela. Il segno runico è più angoloso, privo di curve, ma la struttura è la stessa: un'asta verticale, un occhiello e una gamba obliqua. Proprio questa somiglianza è uno degli argomenti a favore dell'origine latina delle rune. Il nome, invece, racconta tutt'altro: raido significa la cavalcata, il viaggio a cavallo.
Un nome tra cavalli e carri
Il germanico comune ricostruito, raidō, è legato al verbo che significa cavalcare, da cui l'inglese ride e il tedesco reiten. In antico nordico la runa si chiamava reið, in inglese antico rad. La parola poteva indicare sia l'atto di cavalcare sia il veicolo, e l'inglese road ne è un lontano parente. Per una società in cui il cavallo era segno di rango, il viaggio a cavallo evocava libertà, forza e posizione sociale.
Nelle iscrizioni la runa rappresenta semplicemente il suono r. Nel Futhark recente esisteva però anche un'altra runa per una r particolare, yr, derivata dall'antica z del protonordico, e le due finirono per confondersi nel corso del Medioevo. La differenza si nota soprattutto alla fine delle parole, dove yr indicava spesso le desinenze del nominativo.
Versi con un sorriso
Il poema runico anglosassone tratta la runa con un'ironia rara in questi testi. Dice che la cavalcata, al chiuso della sala, sembra facile a ogni guerriero, ma è dura per chi siede su un cavallo robusto lungo le miglia di strada. È il contrasto tra i racconti di viaggio fatti al banchetto e la fatica reale del cammino: un'osservazione di buon senso, quasi un proverbio.
Anche il poema norvegese gioca con la prospettiva. Afferma che la cavalcata è la cosa peggiore per i cavalli, e aggiunge un riferimento alla leggenda: Reginn forgiò la spada migliore. Reginn è il fabbro della saga dei Volsunghi, che forgia per l'eroe Sigurd la spada con cui ucciderà il drago Fáfnir. Il collegamento con la runa sembra affidato al suono più che al senso.
Il poema islandese definisce la cavalcata «sitjandi sæla», beatitudine di chi siede, viaggio rapido e fatica del cavallo. Le tre versioni, pur diverse, condividono uno sguardo realistico: il viaggio è un piacere per chi cavalca e un peso per chi porta. È un realismo che ritorna spesso nella poesia gnomica nordica, attenta alla fatica concreta della vita.
Viaggi e pietre runiche
Il tema del viaggio, del resto, attraversa l'intera epigrafia runica. Molte pietre dell'età vichinga ricordano uomini partiti verso est o verso ovest: le pietre di Ingvar, in Svezia, commemorano i membri di una spedizione verso il Serkland, termine con cui i Nordici indicavano i paesi islamici, intorno al 1040. Altre menzionano l'Inghilterra, la Grecia, cioè l'Impero bizantino, o Gerusalemme.
Nessuna fonte antica attribuisce a raido un significato magico legato ai viaggi, e il valore protettivo che talvolta le si assegna oggi appartiene alle interpretazioni moderne. Il suo interesse storico è un altro: in una sola runa si intrecciano la forma di una lettera latina, il nome di un'attività aristocratica e l'ironia di poeti medievali che conoscevano bene il prezzo del cammino.