ᚠ-11 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di letturaLe pietre di Jelling: il certificato di nascita della Danimarca
Le due pietre runiche di Jelling, erette da Gorm il Vecchio e da Harald Dente Azzurro nel X secolo, raccontano la nascita del regno danese cristiano.
Nel cuore dello Jutland, accanto a una piccola chiesa bianca e a due grandi tumuli erbosi, si trovano due pietre che i Danesi considerano l'atto di nascita della propria nazione. Sono le pietre runiche di Jelling, incise nel X secolo da due sovrani, padre e figlio. Dal 1994 l'intero complesso, con i tumuli e la chiesa, è iscritto nella lista del Patrimonio mondiale dell'UNESCO, e oggi le pietre sono protette da teche di vetro climatizzate.
La pietra di Gorm
La pietra più piccola fu eretta dal re Gorm il Vecchio, morto verso la metà del X secolo, in memoria della moglie Thyra. L'iscrizione, in rune a ramo lungo, dice che Gorm fece questo monumento per Thyra, sua moglie, e la definisce con un'espressione molto discussa, «Danmarkar bót», che si può intendere come ornamento o come salvezza della Danimarca. È una delle più antiche attestazioni del nome stesso del paese su un monumento danese.
Gorm è il primo re di cui si conosca con certezza la dinastia che avrebbe governato la Danimarca fino a oggi. La sua pietra è semplice, senza immagini, e segue lo schema tradizionale delle iscrizioni commemorative: chi ha eretto il monumento, per chi, con quale legame. Il nome di Thyra, invece, è circondato da leggende posteriori che le attribuiscono la costruzione di una grande muraglia di confine.
La pietra di Harald
La pietra più grande, un masso di granito di diverse tonnellate a forma di piramide irregolare, fu fatta incidere dal figlio di Gorm, Harald detto Dente Azzurro, intorno al 965. Il testo ricorda i genitori e poi celebra il re stesso: «sá Haraldr es sér vann Danmǫrk alla ok Norveg», quell'Harald che conquistò tutta la Danimarca e la Norvegia, e che rese cristiani i Danesi.
Le tre facce della pietra sono come le pagine di un libro. Una porta il testo principale, un'altra un grande animale, forse un leone, avvolto nelle spire di un serpente, la terza la più antica raffigurazione di Cristo in Scandinavia, con le braccia aperte tra intrecci vegetali. Sotto le figure corrono le ultime parole dell'iscrizione. In origine la pietra era dipinta a colori vivaci, come mostrano tracce di pigmento e riproduzioni moderne.
Un luogo pagano e cristiano
Il complesso di Jelling unisce i segni di due mondi. Il tumulo nord, scavato nel XIX e nel XX secolo, conteneva una camera funeraria di legno, vuota, che si ritiene sia stata la prima sepoltura di Gorm. Sotto la chiesa sono stati trovati resti di edifici più antichi e una tomba con ossa umane, forse dello stesso Gorm trasferito in luogo cristiano dal figlio convertito. Le campagne di scavo recenti hanno rivelato anche una grande palizzata e una disposizione di pietre a forma di nave.
Il battesimo di Harald è narrato dal cronista sassone Widukind di Corvey, che lo attribuisce all'opera di un chierico di nome Poppo. Le fonti scritte e la pietra concordano così su un fatto essenziale: verso il 960 la monarchia danese adottò ufficialmente il cristianesimo. Secondo il racconto, Poppo avrebbe dimostrato la forza della nuova fede portando un ferro rovente senza ustionarsi.
Per questo la pietra grande di Jelling è spesso chiamata il certificato di battesimo della Danimarca. È anche un capolavoro dell'arte vichinga nello stile detto di Mammen, e la sua immagine di Cristo compare oggi persino nei passaporti danesi. Poche iscrizioni runiche hanno avuto un destino così pubblico e duraturo. Per i Danesi, quella pietra resta ancora oggi un simbolo dell'identità nazionale.