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La pietra di Rök, l'enigma inciso più lungo del mondo runico

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In Östergötland, la pietra di Rök del IX secolo porta la più lunga iscrizione runica nota: un padre, un figlio morto, Teodorico e rune cifrate.

Nessun'altra pietra runica ha fatto discutere tanto. Quella di Rök, nella provincia svedese dell'Östergötland, porta circa settecentocinquanta segni su tutte le facce, in quella che è considerata la più lunga iscrizione runica conosciuta. Fu incisa nel IX secolo, probabilmente nella prima metà, ed è un testo letterario prima ancora che commemorativo: un mosaico di allusioni, enigmi e scritture segrete che gli studiosi tentano di sciogliere da oltre un secolo e mezzo.

Una pietra murata in una chiesa

Per secoli la pietra rimase nascosta. Era stata riutilizzata come materiale da costruzione nel muro di un edificio annesso alla chiesa di Rök, e solo una parte era visibile. Nel 1862 fu estratta e in seguito rialzata all'aperto accanto alla chiesa, dove si trova ancora sotto una tettoia protettiva. È un blocco di granito alto circa due metri e mezzo, con il testo distribuito sulle facce, sui fianchi e sulla sommità.

L'apertura è chiara: Varinn scrisse queste rune in memoria di suo figlio Vémóðr, morto. Da lì in poi, però, il testo diventa un susseguirsi di domande e di frasi allusive, introdotte da formule che si possono tradurre come «dico questo» o «racconto ai giovani». Il padre sembra offrire alla memoria del figlio un repertorio di storie note al suo pubblico, ma non a noi.

Teodorico a cavallo

Uno dei passi più celebri parla di Þjóðríkr, che cavalca sul suo destriero, con lo scudo appeso, principe dei Märinghi. La maggior parte degli studiosi vi riconosce Teodorico il Grande, il re ostrogoto che governò l'Italia da Ravenna e morì nel 526. A Ravenna si trovava una sua statua equestre, che Carlo Magno fece trasportare ad Aquisgrana all'inizio del IX secolo: alcuni ritengono che la notizia di quella statua fosse giunta fino in Svezia.

Che un incisore svedese del IX secolo ricordasse un sovrano morto in Italia tre secoli prima mostra quanto lontano viaggiassero le leggende germaniche. Teodorico, con il nome di Dietrich von Bern, sarebbe diventato anche un eroe dell'epica tedesca medievale. Nella tradizione tedesca è legato a Verona, la Bern dei poemi, e alla corte del re unno Attila.

Rune segrete e interpretazioni

La pietra di Rök usa quasi tutto il repertorio della scrittura runica del tempo. Il testo principale è in rune a ramo corto del Futhark recente, ma alcune parti sono in Futhark antico, ormai fuori uso e quindi già allora una scelta erudita. Altre parti sono in rune cifrate: sistemi in cui una runa è indicata dalla sua famiglia e dalla sua posizione, segnate con tratti, o sostituita dalla runa successiva della serie. Il testo voleva essere difficile.

Le interpretazioni sono numerose. Per lungo tempo il testo è stato letto come un'evocazione di imprese eroiche o di vendette. Un'interpretazione proposta nel 2020 da un gruppo di studiosi svedesi lo collega invece alla paura di catastrofi climatiche, come l'inverno lungo seguito alle eruzioni vulcaniche del VI secolo, e ai temi del Ragnarök. Nessuna lettura è condivisa da tutti, e diversi passi restano oscuri.

Proprio questa oscurità fa della pietra di Rök un monumento unico. Accanto alle migliaia di iscrizioni che ripetono formule semplici, qui un padre ha scelto di onorare il figlio con un'opera colta, carica di memoria poetica. Leggerla oggi significa entrare in una conversazione di cui conosciamo solo una parte delle regole, e accettare che alcune risposte siano andate perdute insieme al mondo che le conosceva.