ᚠ-16 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di letturaLe pietre ogamiche: nomi incisi tra Irlanda, Galles e Scozia
Circa quattrocento pietre con iscrizioni in Ogham, dal Kerry al Galles: formule, nomi di stirpi e iscrizioni bilingui che aiutarono a decifrare l'alfabeto.
Nella contea di Kerry, lungo i sentieri di campagna e nei cimiteri antichi, si incontrano lastre di pietra con file di tacche sugli spigoli. Sono le pietre ogamiche, i monumenti più antichi della scrittura irlandese. Se ne conoscono circa quattrocento, la grande maggioranza in Irlanda, soprattutto nelle contee di Kerry, Cork e Waterford, e le altre in Galles, Scozia, nell'isola di Man, in Cornovaglia e nel Devon.
Formule brevi, nomi di famiglia
Le iscrizioni ogamiche sono quasi sempre brevissime e ripetono poche formule. La più comune è quella che unisce due nomi con la parola MAQI, figlio di: un tale figlio di un tale. Talvolta compare AVI, nipote o discendente, oppure MUCOI, che indica l'appartenenza a una stirpe o a un gruppo familiare. Il nome è scritto al genitivo, come se la pietra dicesse «di Tizio, figlio di Caio», sottintendendo forse la tomba o il monumento.
Le pietre risalgono in gran parte al periodo tra il IV e il VI secolo, prima che l'alfabeto latino si diffondesse con i monasteri. Molte segnavano probabilmente sepolture; altre potevano delimitare proprietà o territori. La lingua delle iscrizioni, l'irlandese primitivo, conserva desinenze che nei testi manoscritti successivi sono già scomparse, ed è perciò preziosa per gli storici della lingua.
Le pietre bilingui del Galles
In Galles, dove nei primi secoli medievali si stabilirono gruppi di origine irlandese, molte pietre portano un'iscrizione in Ogham accanto a una in latino. Un esempio celebre è la pietra di Voteporix, trovata a Castell Dwyran, nel Carmarthenshire, oggi nel museo di Carmarthen. Il testo latino ricorda un Voteporix «protector», e l'Ogham riporta lo stesso nome nella forma irlandese. Molti identificano questo personaggio con il re Vortiporius criticato dallo scrittore Gildas nel VI secolo.
Proprio le iscrizioni bilingui furono decisive per la comprensione moderna dell'Ogham. Confrontando il latino, già noto, con le tacche corrispondenti, gli antiquari dell'Ottocento poterono verificare i valori delle lettere descritti nei trattati medievali irlandesi. La pietra di Sagranus, a St Dogmaels, nel Pembrokeshire, svolse un ruolo importante in questo lavoro di verifica.
Dalle croci cristiane alla Scozia dei Pitti
Alcune pietre ogamiche furono riutilizzate o modificate in epoca cristiana: vi si aggiunsero croci incise, oppure furono murate nelle chiese come materiale da costruzione. Nel sito di Coolmagort, nella valle di Dunloe in Kerry, un gruppo di pietre fu rinvenuto nell'Ottocento nel tetto di una cavità sotterranea, una souterrain, dove erano state riusate come lastre di copertura.
In Scozia l'Ogham fu adottato anche dai Pitti, il popolo dell'Est e del Nord del paese. Le loro iscrizioni, più tarde e spesso accompagnate dai misteriosi simboli pittici, restano in gran parte indecifrabili, perché la lingua che trascrivono è poco conosciuta. Si leggono le lettere, ma non sempre si capiscono le parole.
Oggi molte pietre si trovano nei musei, come la collezione dell'University College di Cork, mentre altre restano nei campi dove furono innalzate. Sono testimonianze silenziose ma eloquenti: nomi di uomini, di padri e di stirpi che, attraverso poche tacche, hanno attraversato quindici secoli. In esse la scrittura non racconta storie, ma afferma un'identità e una presenza.