ᚠ-20 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di letturaIl revival delle rune: antiquari, romantici e usi novecenteschi
Da Johannes Bureus a Ole Worm, da Wagner a Guido von List: come le rune furono riscoperte, idealizzate e poi strumentalizzate tra Seicento e Novecento.
Nella Svezia del primo Seicento, un erudito di corte passava le giornate a copiare iscrizioni sulle pietre di campagna. Si chiamava Johannes Bureus, era stato precettore del futuro re Gustavo II Adolfo e nel 1630 ricevette il titolo di primo antiquario del regno. Con lui comincia lo studio moderno delle rune, ma anche una lunga tradizione di letture mistiche e nazionali che avrebbe accompagnato queste lettere fino al Novecento.
Gli antiquari del Seicento
Bureus raccolse e pubblicò disegni di pietre runiche e scrisse grammatiche e repertori. Accanto a questo lavoro documentario coltivò però un sistema personale, chiamato Adulruna, in cui le rune diventavano chiavi di una sapienza segreta, intrecciata con la cabala e con l'ermetismo cristiano del tempo. In Danimarca il medico Ole Worm pubblicò nel 1643 i Danicorum Monumentorum libri sex, un grande catalogo delle iscrizioni danesi, e si scambiò lettere con dotti di tutta Europa.
Nella Svezia di quel secolo prese forma anche il goticismo, un'ideologia che esaltava gli antichi Goti come antenati gloriosi degli Svedesi. Il suo esponente più ardito, Olof Rudbeck, nell'opera Atlantica, pubblicata a partire dal 1679, arrivò a sostenere che la Svezia fosse l'Atlantide di Platone. In questo clima le rune furono spesso datate a epoche remotissime, molto prima delle loro origini reali.
Il romanticismo
Tra la fine del Settecento e l'Ottocento il passato nordico divenne un tema centrale per poeti, pittori e musicisti. In Danimarca il furto dei corni d'oro di Gallehus, nel 1802, ispirò a Adam Oehlenschläger un poema celebre. In Svezia nel 1811 nacque la Società gotica, che riuniva scrittori come Erik Gustaf Geijer ed Esaias Tegnér. Le rune apparivano sulle copertine dei libri, nei monumenti e nelle illustrazioni delle saghe.
In Germania Richard Wagner portò il mito nordico sulla scena con il ciclo L'anello del Nibelungo, rappresentato per intero a Bayreuth nel 1876. Nella sua versione la lancia di Wotan porta incise le rune dei patti che reggono il mondo. È un'invenzione drammatica, non una fonte antica, ma contribuì a fissare nell'immaginario europeo l'idea delle rune come segni di potere.
Cautele sul Novecento
All'inizio del Novecento l'occultista austriaco Guido von List pubblicò Il segreto delle rune, nel 1908, presentando un sistema di diciotto rune detto armanico, che affermava di aver ricevuto per intuizione durante un periodo di cecità temporanea. Il sistema non corrisponde ad alcuna serie storica e si legava al nazionalismo völkisch, un movimento con forti componenti razziste. Da questo ambiente alcune rune passarono nella simbologia del nazionalsocialismo, che le usò per le proprie organizzazioni.
Per questa ragione la storia delle rune nel Novecento va raccontata con cautela, distinguendo le iscrizioni autentiche dalle reinterpretazioni ideologiche che ne fecero un uso improprio. Anche le pratiche divinatorie diffuse dagli anni Ottanta, con le rune incise su sassi o tessere, sono creazioni moderne: le fonti antiche non descrivono alcun metodo di lettura delle rune simile a quelli oggi in commercio.
Il revival delle rune, insomma, è una storia di passioni erudite, di orgoglio nazionale, di arte e anche di gravi abusi. Conoscerla aiuta a guardare le iscrizioni originali con occhi più liberi: come testimonianze di popoli concreti, con le loro lingue, i loro commerci e i loro lutti, prima che diventassero simboli caricati di significati che non avevano.