Ψ-03 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di letturaIl cifrario di Cesare: lo spostamento di tre lettere narrato da Svetonio
Il cifrario di Cesare secondo Svetonio e Aulo Gellio: lo spostamento di tre lettere, la variante di Augusto, la lettera in greco e i limiti del metodo.
Pochi cifrari sono noti quanto quello che porta il nome di Gaio Giulio Cesare. La sua fama si deve soprattutto a un breve passo delle Vite dei Cesari di Svetonio, scritte all'inizio del II secolo dopo Cristo. Lo storico, dopo aver ricordato le opere e le lettere del dittatore, riferisce che quando doveva trasmettere notizie riservate Cesare scriveva in modo che le lettere non formassero parole riconoscibili.
La testimonianza di Svetonio
Svetonio spiega anche la regola, che era sorprendentemente semplice. Ogni lettera veniva sostituita da quella che si trova tre posizioni più avanti nell'alfabeto: la D al posto della A, la E al posto della B, e così via. Chi voleva decifrare doveva compiere l'operazione inversa, sostituendo, con le parole dello storico, «quartam elementorum litteram, id est D pro A». Si tratta di un cifrario a sostituzione monoalfabetica, in cui ogni lettera corrisponde sempre alla stessa.
Aulo Gellio, nel II secolo, conferma che esisteva un commentario del grammatico Probo dedicato al significato nascosto delle lettere nelle epistole di Cesare. Ricorda in particolare la corrispondenza con i suoi collaboratori Gaio Oppio e Cornelio Balbo, che curavano a Roma i suoi affari mentre egli era impegnato nelle campagne militari.
Augusto e le varianti
Lo stesso Svetonio, nella vita di Augusto, racconta che il successore di Cesare usava un sistema ancora più semplice: spostava ogni lettera di una sola posizione, scrivendo B per A e C per B. Per la X, ultima lettera del suo alfabeto, non tornava all'inizio, ma scriveva una doppia A. Questi dettagli mostrano che a Roma la cifratura era un'abitudine personale dei potenti più che un sistema organizzato dello Stato.
Cesare stesso, nei Commentari sulla guerra gallica, descrive un altro espediente. Durante l'assedio dell'accampamento di Quinto Cicerone da parte dei Nervi, nel 54 avanti Cristo, inviò una lettera scritta in lettere greche, perché i nemici non potessero leggerla se fosse stata intercettata. La lettera, legata a un giavellotto e lanciata nel campo, rimase conficcata in una torre e fu notata soltanto il terzo giorno.
Perché funzionava e perché oggi non basta
Un cifrario di Cesare ha soltanto venticinque possibili spostamenti in un alfabeto di ventisei lettere, e chi sospetta il metodo può provarli tutti in pochi minuti. Nell'antichità, però, la sicurezza dipendeva soprattutto dal fatto che pochi sapevano leggere e quasi nessuno immaginava che un testo incomprensibile nascondesse una regola. Fu solo con l'analisi delle frequenze, descritta dai dotti arabi nel IX secolo, che la sostituzione semplice perse ogni protezione.
Il principio dello spostamento è sopravvissuto in forme diverse. Il disco cifrante di Leon Battista Alberti, nel Quattrocento, e la tavola di Tritemio non sono altro che modi di cambiare spostamento durante il messaggio. In epoca informatica il ROT13, che sposta di tredici posizioni, è stato usato nei forum per nascondere soluzioni di indovinelli o anticipazioni di trame, senza alcuna pretesa di segretezza.
Il cifrario di Cesare resta il punto di partenza di quasi ogni storia della crittografia. Non per la sua forza, che è minima, ma perché unisce una testimonianza antica precisa, un nome illustre e un'idea che chiunque può capire in un istante: un alfabeto che scivola su sé stesso e che, con piccole modifiche, ha generato strumenti molto più raffinati.