Marchio registrato Studio Esoterico CornelioAlfabeti OccultiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio
Ψ-04 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di lettura

La scacchiera di Polibio: lettere in numeri e segnali di fuoco

POLIBIOBAXUNUAROT12 · PIGPENᛊᛉᛃᚺᚢᚺᛉ

La scacchiera di Polibio dai segnali di fuoco del II secolo a.C. al codice dei prigionieri e all'ADFGVX del 1918: storia di una griglia di lettere.

Nel decimo libro delle sue Storie, Polibio di Megalopoli, lo storico greco che visse a lungo a Roma nel II secolo avanti Cristo, dedica alcune pagine a un problema pratico: come trasmettere a distanza un messaggio qualsiasi, e non soltanto un segnale convenuto in anticipo. La soluzione che descrive, basata su torce e su una divisione ordinata dell'alfabeto, è all'origine di quella che oggi chiamiamo scacchiera di Polibio.

Il problema dei segnali di fuoco

I Greci usavano da tempo i fuochi per annunciare eventi previsti, come l'arrivo di una flotta. Il limite, osserva Polibio, era evidente: si potevano comunicare solo notizie stabilite prima, mentre la guerra produce imprevisti. Già Enea Tattico, nel IV secolo avanti Cristo, aveva proposto un sistema di vasi d'acqua sincronizzati con messaggi scritti su un'asta, ma anche quello permetteva solo un elenco chiuso di frasi.

Polibio attribuisce a due uomini, Cleosseno e Democlito, l'idea di un metodo più flessibile, che egli stesso dichiara di aver perfezionato. L'alfabeto greco, di ventiquattro lettere, veniva diviso in cinque gruppi, ciascuno scritto su una tavoletta. Chi inviava il messaggio alzava prima, a sinistra, un numero di torce pari al gruppo, e poi, a destra, un numero pari alla posizione della lettera nel gruppo.

Dalle torce alla griglia

Il sistema richiedeva strumenti di puntamento e una buona disciplina, e non sappiamo quanto sia stato usato davvero. La sua importanza è però concettuale: ogni lettera viene trasformata in una coppia di numeri. Disposte in una griglia di cinque righe e cinque colonne, le lettere ottengono coordinate, come le case di una scacchiera. Con l'alfabeto latino si fondono di solito due lettere, come I e J, per arrivare a venticinque caselle.

In origine la scacchiera non era un cifrario, perché chiunque conoscesse la disposizione poteva leggere i segnali. Diventa uno strumento di segretezza quando le lettere vengono collocate nella griglia in un ordine diverso da quello alfabetico, stabilito per esempio da una parola chiave, oppure quando le coordinate ottenute vengono a loro volta rimescolate.

Prigioni, rivoluzionari e trincee

La griglia di Polibio ha avuto una lunga vita come codice a colpi. Nelle prigioni russe dell'Ottocento i detenuti la usavano, secondo numerose testimonianze, battendo sulle pareti delle celle, prima per la riga e poi per la colonna. Nel Novecento lo stesso principio fu adottato dai prigionieri di guerra americani in Vietnam, che lo chiamavano tap code. Dalla griglia nacque anche il cosiddetto cifrario nichilista, attribuito ai rivoluzionari russi.

La versione militare più celebre fu introdotta dall'esercito tedesco nella primavera del 1918, prima nella forma ADFGX e poi, con l'aggiunta della V, come ADFGVX. Le lettere venivano disposte in una griglia le cui righe e colonne erano indicate da quei segni, scelti perché ben distinguibili in alfabeto Morse; le coppie ottenute subivano poi una trasposizione. Il crittoanalista francese Georges Painvin riuscì a decifrarne messaggi decisivi tra aprile e giugno 1918.

Dalle torce greche ai colpi sui muri di una cella, la scacchiera di Polibio mostra come una semplice idea di ordinamento possa attraversare i secoli. Trasformare le lettere in numeri è, in fondo, il gesto che sta alla base di ogni comunicazione moderna, dal telegrafo ai calcolatori, dove ogni carattere è appunto rappresentato da un numero.