Ψ-13 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di letturaIl cifrario massonico: griglie, punti e recinti di lettere
Il cifrario massonico o pigpen: come sono costruite le sue griglie, le radici nella Cabala delle nove camere di Agrippa e l'uso nelle logge del Settecento.
A prima vista sembra una fila di piccoli recinti: angoli, quadrati aperti su un lato, punte di freccia, alcuni segnati da un punto. È il cifrario che la tradizione chiama massonico, e che in inglese è noto come pigpen, «recinto dei maiali», per la forma dei suoi segni. Si tratta di una sostituzione semplice, in cui ogni lettera è sostituita dal frammento di griglia che la contiene.
Come è costruito
Lo schema più comune usa due griglie a forma di tris, cioè con nove caselle, e due grandi X. Nella prima griglia e nella prima X si dispongono le lettere senza alcun segno; nelle altre due figure le lettere sono accompagnate da un punto. Ogni lettera viene rappresentata dalle linee che delimitano la sua casella: un angolo per le caselle d'angolo, un quadrato aperto per quelle laterali, un quadrato chiuso per quella centrale.
Il sistema è facile da memorizzare, perché basta ricordare la disposizione delle lettere, e i segni sono rapidi da tracciare. Proprio per questo non offre alcuna sicurezza contro chi conosce lo schema, e anche senza conoscerlo è vulnerabile all'analisi delle frequenze, come ogni sostituzione monoalfabetica. Il suo valore stava più nella riservatezza simbolica che nella segretezza reale.
Le radici cabalistiche
L'idea di disporre le lettere in una griglia di nove caselle è antica. Nel De occulta philosophia di Cornelio Agrippa, pubblicato in forma completa nel 1533, compare la cosiddetta Cabala delle nove camere, in cui le lettere ebraiche sono distribuite in una griglia e rappresentate dai tratti che le circondano. Lo schema, legato ai valori numerici delle lettere, era noto nella tradizione ebraica con il nome di Aiq Bekar.
Il passaggio dall'alfabeto ebraico a quello latino avvenne in età moderna, e varie forme del cifrario si diffusero tra il Seicento e il Settecento. Non è possibile indicare un inventore né una data precisa: si tratta di un sistema che probabilmente circolava in ambienti diversi prima di essere adottato da gruppi specifici, che lo modificarono a seconda delle proprie esigenze.
Nella massoneria e oltre
Nel Settecento il cifrario fu usato da logge massoniche per annotare in forma riservata alcuni testi, ed è per questo che porta il loro nome. Ne esistono numerose varianti, perché ogni gruppo poteva cambiare l'ordine delle lettere. Anche ambienti rosacrociani e altre associazioni del tempo adottarono schemi simili, apprezzandone il carattere simbolico più che la forza crittografica.
Uno degli esempi più noti si trova a New York, nel cimitero della Trinity Church: la lapide di James Leeson, morto nel 1794, porta un'iscrizione in cifrario a griglia accanto a simboli massonici, letta secondo l'interpretazione corrente come «remember death», ricorda la morte. Secondo varie testimonianze il cifrario fu usato anche da prigionieri durante la guerra civile americana, e in seguito divenne un gioco diffuso tra ragazzi e appassionati di enigmi.
Il cifrario massonico mostra come un sistema crittograficamente debole possa avere una lunga fortuna culturale. La sua forza non è mai stata la segretezza, ma la capacità di trasformare l'alfabeto in un insieme di segni geometrici, riconoscibili da chi appartiene a un gruppo e misteriosi per tutti gli altri, come un linguaggio di appartenenza.