∴-08 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di letturaIl Tetragramma: storia del nome divino che non si pronuncia
YHWH, il nome di Dio nella Bibbia ebraica: il silenzio rituale, Adonai e Kyrios, la nascita della forma Jehova e il ruolo del nome nella Kabbalah.
Il Tetragramma è il nome di Dio nella Bibbia ebraica, composto dalle quattro consonanti yod, he, vav e he, traslitterate di solito YHWH. Compare quasi settemila volte nel testo biblico. La sua pronuncia originaria non è nota con certezza, perché già in epoca del Secondo Tempio gli ebrei smisero di pronunciarlo ad alta voce fuori dal culto, sostituendolo con altri appellativi per rispetto della sua santità. Da questo silenzio è nata una storia lunga e complessa.
Il nome taciuto
Secondo la Mishnah, nel trattato Yoma, il nome veniva pronunciato dal sommo sacerdote nel Tempio durante il giorno dell'Espiazione, e il popolo, udendolo, si prosternava. Nella lettura comune lo si sostituiva con Adonai, «mio Signore»; più tardi, nel parlare quotidiano, si diffuse anche l'espressione ha-Shem, «il Nome». Nel trattato Sanhedrin un detto attribuito ad Abba Shaul esclude dal mondo futuro chi pronuncia il nome secondo le sue lettere.
I masoreti, che tra il VII e il X secolo fissarono la vocalizzazione del testo biblico, apposero alle quattro consonanti le vocali di Adonai o, in certi contesti, di Elohim, per ricordare al lettore la parola da pronunciare al loro posto. Non intendevano indicare il suono originario del nome, ma proteggere la lettura sinagogale da un errore considerato gravissimo.
Kyrios, Iaoue e Jehova
La traduzione greca dei Settanta, nei manoscritti cristiani, rende il nome con Kyrios, «Signore», e lo stesso fa la Vulgata latina con Dominus. Alcuni frammenti greci di origine ebraica, però, conservano il Tetragramma scritto in lettere ebraiche all'interno del testo greco. Autori antichi come Clemente di Alessandria e Teodoreto di Cirro riportano forme greche come Iaoue e Iabe, che orientano molti studiosi verso una pronuncia simile a Yahweh.
La forma Jehova nacque invece dalla fusione delle consonanti del nome con le vocali di Adonai. Già attestata nel Medioevo, si diffuse nel Rinascimento, quando il francescano Pietro Galatino la impiegò nel De arcanis catholicae veritatis, pubblicato nel 1518, e da lì passò a molte traduzioni protestanti della Bibbia. Gli ebraisti la considerano una lettura ibrida, mai esistita come pronuncia reale nell'antichità.
Il nome nella Kabbalah e nella magia
Per i cabalisti il Tetragramma è il nome per eccellenza, legato all'intero sistema delle sefirot. La sua gematria, 26, e la disposizione delle lettere in forma di triangolo, aggiungendo una lettera per riga, furono oggetto di lunghe meditazioni. Nel Rinascimento Johannes Reuchlin, nel De verbo mirifico del 1494, propose il Pentagrammaton, cioè il nome con l'aggiunta centrale della lettera shin, come nome ebraico di Gesù.
Nei grimori e sugli amuleti europei il nome compare spesso in caratteri ebraici deformati o nella grafia latina Tetragrammaton, trattata essa stessa come una parola di potere e incisa su pentacoli e medaglie. È un caso tipico di passaggio da un testo sacro a una tradizione magica che ne conservava il prestigio più che il significato, spesso senza alcuna conoscenza della lingua ebraica.
Il Tetragramma riassume un paradosso: il nome più importante della Bibbia è anche quello di cui si è perso il suono. Il silenzio rituale che lo circonda ha prodotto sostituzioni, abbreviazioni, letture ibride e speculazioni mistiche, e ha fatto di quattro consonanti uno dei segni più carichi di significato della storia religiosa dell'Occidente e del Vicino Oriente.