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Palindromi magici: parole che si leggono nei due sensi

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Dall'ablanathanalba dei papiri greci al verso NIPSON di Santa Sofia, da Sidonio Apollinare alle leggende medievali: storia dei palindromi magici.

Un palindromo è una parola o una frase che resta identica letta da sinistra a destra e da destra a sinistra. Il termine viene dal greco palin, «di nuovo, all'indietro», e dromos, «corsa». Nell'antichità questi giochi verbali non erano soltanto passatempi: la loro simmetria sembrava conferire stabilità e completezza, e per questo molti palindromi finirono incisi su gemme, amuleti, fonti battesimali e pareti di chiese, accanto a formule sacre e invocazioni.

Le formule dei papiri magici

I papiri magici greci provenienti dall'Egitto, databili in gran parte tra il II secolo a.C. e il V d.C., contengono numerose parole costruite in modo speculare. La più nota è ablanathanalba, che si legge uguale nei due sensi e compare anche su gemme incise, spesso accanto ad Abrasax. Altre sequenze, lunghe decine di lettere, seguono lo stesso principio e si chiudono esattamente come si erano aperte.

Per i compilatori di quei testi la reversibilità rendeva il nome perfetto e chiuso in sé stesso, come un cerchio. Gli studiosi moderni vi riconoscono un insieme di elementi greci, egizi ed ebraici, ricomposti secondo criteri più sonori e visivi che linguistici. Spesso queste parole venivano scritte anche a forma di triangolo o di ala, togliendo una lettera a ogni riga, secondo un gusto grafico che ritroviamo in altre formule antiche.

Il verso sulla fonte battesimale

Uno dei palindromi più celebri è in greco: Nipson anomemata me monan opsin, «lava i peccati, non soltanto il volto». La simmetria funziona perché il suono ps è reso in greco da un'unica lettera, la psi. Secondo la tradizione il verso era inciso su una fonte presso la basilica di Santa Sofia a Costantinopoli, e fu poi ripreso su fonti battesimali e acquasantiere in molte chiese europee. L'attribuzione a Gregorio di Nazianzo, talvolta ripetuta, non è sicura.

I versi ricorrenti latini

I Latini chiamavano questi componimenti versus recurrentes. Sidonio Apollinare, vescovo di Clermont e letterato del V secolo, in una sua lettera ne riporta come esempio Roma tibi subito motibus ibit amor, che si legge uguale lettera per lettera nelle due direzioni. Il Medioevo amò molto questi esercizi, e uno dei più famosi è In girum imus nocte et consumimur igni, «giriamo nella notte e siamo consumati dal fuoco», di autore sconosciuto, spesso riferito alle falene attratte dalla fiamma.

Una tradizione medievale lega a san Martino di Tours e a un incontro con il diavolo il palindromo Signa te signa, temere me tangis et angis, «fatti il segno della croce: invano mi tocchi e mi tormenti». La storia è leggendaria e circola in versioni diverse, ma testimonia la convinzione che una frase reversibile avesse una forza particolare contro il male, proprio perché non poteva essere rovesciata.

Dal papiro egizio alla fonte bizantina, dal verso latino alla leggenda del santo, il palindromo ha mantenuto per secoli un'aura particolare. La sua forma chiusa, che ritorna su sé stessa, ha suggerito l'idea di una parola completa, inattaccabile, capace di proteggere: un'idea che appartiene alla storia delle credenze più che a quella della lingua, ma che spiega la presenza di questi giochi in luoghi tanto solenni.