∴-11 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di letturaI carmina figurata di Rabano Mauro: poesia, croce e geometria
Il De laudibus sanctae crucis di Rabano Mauro: ventotto griglie di lettere con versi intessuti nelle figure, i modelli antichi e la fortuna del libro.
Tra i libri più sorprendenti del Medioevo carolingio c'è il De laudibus sanctae crucis, «Le lodi della santa croce», composto da Rabano Mauro all'inizio del IX secolo. L'opera riunisce ventotto componimenti in cui ogni pagina è una griglia di lettere disposte con assoluta regolarità. Al loro interno figure geometriche, croci, angeli e animali isolano gruppi di lettere che, lette a parte, formano nuovi versi: è la tecnica dei carmina figurata, i carmi figurati.
L'autore e la sua scuola
Rabano Mauro, nato a Magonza verso il 780, fu allievo di Alcuino di York a Tours, poi maestro e abate nel monastero di Fulda e infine arcivescovo di Magonza dall'847 alla morte, nell'856. La tradizione lo ha chiamato praeceptor Germaniae, maestro della Germania, per l'ampiezza della sua opera di insegnante e compilatore. Il De laudibus fu composto in giovane età, entro l'814 circa, e più tardi dedicato a vari destinatari, tra cui l'imperatore Ludovico il Pio e il papa.
Come funziona una pagina
Ogni carme è scritto su una griglia in cui ciascuna riga contiene lo stesso numero di lettere, come in una tabella. Sopra la griglia sono dipinte figure colorate: le lettere che cadono dentro una figura compongono versi autonomi, i cosiddetti versus intexti, mentre il testo di fondo prosegue senza interruzioni. Accanto a ogni carme una spiegazione in prosa chiarisce il significato teologico delle forme, dei numeri e delle lettere scelte.
Le figure non sono semplici decorazioni. In un carme la croce è formata dai nomi delle virtù, in altri compaiono i quattro evangelisti con i loro simboli, i serafini e i cherubini, l'Agnello mistico. In uno dei più celebri è raffigurato lo stesso Rabano inginocchiato ai piedi della croce, con la propria figura composta da lettere che formano una preghiera; in un altro compare l'imperatore con lo scudo e la croce.
Anche i numeri hanno un ruolo preciso. Il numero delle lettere per riga, quello delle righe e la posizione delle figure sono scelti in base a valori simbolici spiegati nel commento, secondo una tradizione che vedeva nell'aritmetica una via per contemplare l'ordine della creazione. Leggere una pagina richiede quindi pazienza: si legge il testo continuo, poi i versi intessuti, poi la spiegazione.
Un'eredità antica
Rabano non inventò il genere. I Greci conoscevano i technopaegnia, poesie a forma di oggetto, come l'Uovo, le Ali e la Scure attribuiti a Simmia di Rodi, o la Siringa attribuita a Teocrito. A Roma, all'epoca di Costantino, Publilio Optaziano Porfirio aveva composto carmi con versi intessuti a forma di monogrammi, navi e altari, dedicandoli all'imperatore. Rabano conobbe questa tradizione e la portò a una complessità mai raggiunta prima.
Il libro ebbe una vasta circolazione: se ne conservano numerosi manoscritti, tra cui esemplari celebri della Biblioteca Apostolica Vaticana e della Biblioteca nazionale austriaca di Vienna, molti dei quali eseguiti con grande cura nei colori. Fu stampato già all'inizio del Cinquecento, segno di un interesse che gli umanisti continuavano a nutrire per questi virtuosismi.
Il De laudibus sanctae crucis è un punto d'incontro tra poesia, aritmetica, pittura e teologia. Ogni lettera conta due volte, nel testo che scorre e nella figura che la isola, e la pagina diventa un oggetto di meditazione oltre che di lettura. Pochi libri mostrano con altrettanta chiarezza quanto la cultura medievale considerasse sacra la forma stessa della scrittura.