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א-14 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di lettura

Le muqatta'at: il mistero delle lettere isolate del Corano

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Alif Lam Mim, Ya Sin, Ta Ha: le lettere isolate che aprono 29 sure del Corano e le interpretazioni di esegeti, mistici e studiosi moderni.

Ventinove sure del Corano si aprono in un modo singolare: non con una frase, ma con una o più lettere dell'alfabeto arabo pronunciate una per una. La seconda sura, la più lunga, comincia con alif, lam, mim; la ventesima con ta, ha; la trentaseiesima con ya, sin. Queste sigle sono chiamate al-huruf al-muqatta'at, «le lettere staccate», e da quattordici secoli costituiscono uno degli enigmi più discussi dell'esegesi islamica.

Quali sono e come si presentano

Le combinazioni vanno da una sola lettera, come sad, qaf e nun, fino a cinque, come nella sura di Maryam, che si apre con kaf, ha, ya, ayn, sad. Alcune sequenze si ripetono: alif, lam, mim compare all'inizio di sei sure, mentre ha, mim apre un gruppo di sette sure consecutive, chiamate per questo hawamim. Nella recitazione le lettere vengono pronunciate con il loro nome, non con il loro suono.

Un dato ha colpito molti commentatori. Le lettere diverse usate nelle muqatta'at sono quattordici, esattamente la metà delle ventotto lettere dell'alfabeto arabo. Inoltre la maggior parte delle sure che iniziano con queste sigle prosegue con un riferimento al Libro o alla rivelazione, come se le lettere richiamassero l'attenzione sulla natura stessa della scrittura sacra.

Le spiegazioni degli esegeti

Il grande commentatore al-Tabari, morto nel 923, raccolse nel suo tafsir numerose opinioni attribuite ai primi musulmani. Per alcuni le lettere erano nomi delle sure; per altri abbreviazioni di nomi o attributi di Dio; per altri ancora giuramenti, o un modo per attirare l'attenzione degli ascoltatori. Molti dotti, infine, sostenevano che il loro significato è noto soltanto a Dio e che il credente deve accettarle senza pretendere di spiegarle.

Nella devozione popolare due di queste sigle hanno avuto una sorte particolare. Ta ha e ya sin sono state intese da una parte della tradizione come nomi o appellativi del Profeta Muhammad, e sono diventate anche nomi personali molto diffusi. La sura Ya Sin, in particolare, è tra le più recitate nel mondo musulmano, spesso in occasione dei lutti.

Mistici, numeri e studiosi moderni

Per i mistici le lettere isolate erano una porta verso significati nascosti. Ibn Arabi, nelle Futuhat al-Makkiyya, dedicò ampie riflessioni alla scienza delle lettere. Nel tardo XIV secolo il persiano Fadlallah Astarabadi fondò la corrente detta hurufiyya, che vedeva nelle lettere la chiave dell'universo; fu messo a morte nel 1394. Altri autori tentarono di ricavare dalle muqatta'at cifre e date attraverso i valori numerici dell'abjad, speculazioni criticate da molti dotti.

Anche gli orientalisti europei hanno proposto ipotesi. Il tedesco Theodor Nöldeke suggerì nel 1860 che le lettere fossero le iniziali dei possessori delle raccolte da cui era stato formato il testo, ma in seguito abbandonò egli stesso questa idea. Altri studiosi le hanno interpretate come segni di raggruppamento delle sure o come elementi liturgici. Nessuna proposta ha ottenuto un consenso generale.

Le muqatta'at restano così un caso raro: un elemento del testo sacro più letto del mondo il cui significato rimane aperto. Per molti credenti questo mistero non è un problema da risolvere, ma un segno che la parola divina contiene sempre qualcosa che va oltre la comprensione umana. Ogni nuova generazione di lettori torna così a interrogarle.