א-15 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di letturaMesrop Mashtots e l'alfabeto armeno: lettere per tradurre la Bibbia
Come nacque intorno al 405 l'alfabeto armeno di Mesrop Mashtots, il racconto di Koriun, la traduzione della Bibbia e il Matenadaran di Erevan.
All'inizio del V secolo l'Armenia era un regno cristiano già da circa un secolo, ma non possedeva una scrittura propria. La liturgia e le Scritture venivano lette in greco o in siriaco, lingue che il popolo non comprendeva. Fu per colmare questa distanza che un monaco di nome Mesrop Mashtots, con l'appoggio del re Vramshapuh e del catholicos Sahak, intraprese l'impresa di creare un alfabeto adatto alla lingua armena, completato secondo la tradizione intorno al 405.
Il racconto di Koriun
Conosciamo questa storia soprattutto grazie alla Vita di Mashtots scritta da Koriun, suo discepolo, pochi anni dopo la morte del maestro. Mashtots era stato in gioventù funzionario della cancelleria reale, dove aveva imparato greco, siriaco e persiano, prima di abbracciare la vita ascetica e la predicazione. Koriun racconta che un primo tentativo, basato su lettere raccolte da un vescovo siriaco di nome Daniele, si rivelò insufficiente a rendere tutti i suoni dell'armeno.
Mashtots si recò allora con alcuni allievi nelle città siriache di Edessa e Samosata. Secondo il racconto di Koriun, durante la preghiera egli vide nel proprio cuore una mano destra che tracciava lettere sulla roccia, e da quella visione trasse la forma dei nuovi segni. A Samosata un calligrafo greco di nome Rufino lo aiutò a dare ai caratteri un disegno armonioso.
Trentasei lettere e un libro dei Proverbi
L'alfabeto originario contava trentasei lettere, disposte in un ordine che segue in buona parte quello greco, ma con numerosi segni nuovi per i suoni propri dell'armeno. Nel Medioevo furono aggiunte altre due lettere, portando il totale a trentotto. Come in greco, ogni lettera aveva anche un valore numerico, e le prime nove indicavano le unità, le successive le decine e le centinaia.
Secondo la tradizione, la prima frase tradotta nella nuova scrittura fu l'inizio del libro dei Proverbi: «conoscere la sapienza e l'istruzione, capire le parole dell'intelligenza». Seguì la traduzione dell'intera Bibbia, condotta da Mashtots, da Sahak e dai loro allievi, chiamati poi i Santi Traduttori. La qualità di quella versione le valse, presso gli studiosi armeni, il titolo di «regina delle traduzioni».
Un'eredità custodita nei manoscritti
Il V secolo è ricordato come l'età d'oro della letteratura armena. In pochi decenni furono tradotte opere teologiche, filosofiche e storiche dal greco e dal siriaco, alcune delle quali sopravvivono oggi soltanto in versione armena. La Chiesa armena celebra ogni anno, in autunno, la festa dei Santi Traduttori, e Mashtots è venerato come santo. La sua tomba si trova a Oshakan, non lontano da Erevan.
A Erevan l'istituto dei manoscritti antichi porta il suo nome: il Matenadaran Mesrop Mashtots, che custodisce migliaia di codici, molti dei quali splendidamente miniati. Koriun attribuisce a Mashtots anche la creazione degli alfabeti georgiano e albano caucasico, ma questa notizia è contestata, soprattutto per quanto riguarda il georgiano, che la tradizione georgiana fa risalire a un'origine diversa.
La vicenda di Mashtots mostra con chiarezza un fenomeno ricorrente nella storia delle scritture sacre. L'alfabeto armeno nacque per un'esigenza religiosa, tradurre la Bibbia, ma divenne il fondamento dell'identità culturale di un intero popolo, capace di resistere per sedici secoli a conquiste, dispersioni e persecuzioni. Ancora oggi le sue trentotto lettere sono usate, quasi immutate, nei libri e nelle chiese armene di tutto il mondo.