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א-17 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di lettura

Ulfila e l'alfabeto gotico: la Bibbia d'argento di Uppsala

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Il vescovo Ulfila, l'alfabeto gotico creato nel IV secolo per tradurre la Bibbia e la storia del Codex Argenteus, scritto in argento su porpora.

Nella biblioteca dell'Università di Uppsala, in Svezia, è esposto un manoscritto dalle pagine color porpora, coperte di lettere d'argento e d'oro. È il Codex Argenteus, la «Bibbia d'argento», il principale testimone della lingua gotica. Il testo che contiene risale a un vescovo del IV secolo, Ulfila, che per tradurre le Scritture nella lingua del suo popolo dovette prima inventarne la scrittura.

Il vescovo dei Goti

Ulfila, il cui nome significa «piccolo lupo», nacque intorno al 311 a nord del Danubio, tra i Goti, in una famiglia discendente, secondo le fonti, da prigionieri cristiani catturati in Cappadocia. Verso il 341 fu consacrato vescovo da Eusebio di Nicomedia e tornò a predicare tra i Goti. Aderiva alla corrente cristiana che riteneva il Figlio simile, ma non uguale, al Padre, posizione poi condannata come ariana.

Intorno al 348, a causa di una persecuzione scatenata da un capo goto, Ulfila guidò una parte dei suoi fedeli oltre il Danubio, nella Mesia, all'interno dell'Impero romano. Lì visse per oltre trent'anni, predicando e traducendo. Morì a Costantinopoli intorno al 383. Il suo discepolo Aussenzio di Durostoro ne lasciò un ricordo in una lettera conservata in forma frammentaria.

Lettere greche, latine e runiche

Per scrivere il gotico Ulfila creò un alfabeto di ventisette segni, due dei quali usati solo come numeri. La base era la scrittura maiuscola greca del suo tempo, ma vi aggiunse alcune lettere tratte dall'alfabeto latino e, secondo molti studiosi, dalle rune, la scrittura tradizionale dei popoli germanici. Ogni lettera aveva un nome gotico, tramandato in un manoscritto più tardo.

Lo storico Filostorgio racconta che Ulfila tradusse tutte le Scritture tranne i libri dei Re, perché narravano guerre, e i Goti erano già fin troppo amanti della battaglia. La notizia è forse un aneddoto, ma rivela come i contemporanei immaginavano l'opera del vescovo. Della sua traduzione restano soprattutto parti dei Vangeli e delle lettere di Paolo, oltre a frammenti dell'Antico Testamento.

Il viaggio del Codex Argenteus

Il Codex Argenteus fu realizzato probabilmente a Ravenna all'inizio del VI secolo, quando la città era la capitale del re ostrogoto Teodorico. Contiene i quattro Vangeli, scritti con inchiostro d'argento su pergamena tinta di porpora, mentre le prime righe di ogni sezione sono in oro. Dei circa trecentotrenta fogli originari se ne conservano centottantotto.

La storia successiva del codice è avventurosa. Nel XVI secolo si trovava nell'abbazia di Werden, in Germania; passò poi nelle collezioni dell'imperatore Rodolfo II a Praga, dove nel 1648, alla fine della guerra dei Trent'anni, fu preso come bottino dalle truppe svedesi. Nel 1669 il conte Magnus Gabriel De la Gardie lo donò all'Università di Uppsala. Nel 1970 un ulteriore foglio fu ritrovato nella cattedrale di Spira.

Il gotico si estinse come lingua parlata, ma grazie a Ulfila è la lingua germanica documentata più antica di cui si conservino testi estesi. Senza quella traduzione, nata da uno scopo religioso, sapremmo molto meno della storia delle lingue germaniche, dall'inglese al tedesco fino alle lingue scandinave. Ogni pagina del codice d'argento conserva così la voce di un popolo scomparso.