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א-18 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di lettura

Le origini dei caratteri cinesi: Cangjie e le ossa oracolari

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Dalla leggenda di Cangjie alle ossa oracolari Shang di Anyang, la riforma dei Qin e lo Shuowen jiezi: la storia sacra dei caratteri cinesi.

Secondo un'antica leggenda cinese, la scrittura fu inventata da Cangjie, ministro del mitico Imperatore Giallo, un uomo dotato di quattro occhi che osservò le impronte degli uccelli e degli animali sul terreno e ne trasse i primi segni. Il trattato Huainanzi, compilato nel II secolo a.C., aggiunge che in quel momento dal cielo piovve miglio e gli spiriti piansero nella notte. L'invenzione della scrittura appariva come un evento cosmico, capace di sconvolgere l'ordine tra uomini e potenze invisibili.

Le ossa del drago

La storia documentata comincia con un episodio diventato celebre. Nel 1899, secondo il racconto tradizionale, lo studioso Wang Yirong notò dei segni incisi su frammenti di ossa vendute come «ossa di drago» nelle farmacie di Pechino, dove venivano macinate per usi medicinali. Erano iscrizioni della dinastia Shang, e la loro provenienza fu presto individuata presso Anyang, nella provincia dello Henan, sede dell'ultima capitale Shang.

Questi testi, datati all'incirca tra il 1250 e il 1046 a.C., sono le più antiche testimonianze estese di scrittura cinese. Si trovano su scapole di bue e piastroni di tartaruga usati per la divinazione: gli indovini praticavano piccole cavità nell'osso, lo esponevano al calore e interpretavano le crepe che si formavano. Accanto incidevano la domanda posta agli antenati e talvolta l'esito, su raccolti, guerre, piogge, nascite e sacrifici.

Dai bronzi Zhou alla riforma dei Qin

Sotto la dinastia Zhou la scrittura si sviluppò sui vasi rituali di bronzo, destinati al culto degli antenati, che recano iscrizioni anche molto lunghe sui meriti e le investiture delle famiglie nobili. Nei secoli successivi, durante il periodo degli Stati Combattenti, ogni regno sviluppò varianti locali dei caratteri, rendendo difficile la comunicazione tra regioni diverse.

Dopo l'unificazione del 221 a.C., il Primo Imperatore Qin Shi Huang impose una forma unificata, la cosiddetta piccola scrittura sigillare, alla cui definizione contribuì il ministro Li Si. Sotto gli Han si affermò la scrittura degli scribi, più rapida, da cui derivano le forme regolari usate ancora oggi. Questa continuità permette a un lettore moderno di riconoscere molti caratteri incisi oltre duemila anni fa.

Xu Shen e le sei categorie

Intorno al 100 d.C. lo studioso Xu Shen compose lo Shuowen jiezi, il primo grande dizionario cinese, che analizza oltre novemila caratteri ordinati sotto cinquecentoquaranta elementi chiave. Xu Shen classificò i caratteri in sei categorie, tra cui pittogrammi, indicatori di concetti, composti di significato e composti fonetico-semantici. Proprio questi ultimi, che uniscono un elemento di significato e uno di suono, costituiscono la grande maggioranza dei caratteri.

Per questo il termine «ideogrammi», molto diffuso in Occidente, è in parte fuorviante: la scrittura cinese non rappresenta idee pure, ma parole della lingua, con i loro suoni. Nella tradizione religiosa, tuttavia, i caratteri conservarono un'aura sacra. I talismani taoisti, chiamati fu, usavano forme di scrittura stilizzate e talvolta illeggibili ai profani, considerate nella tradizione come ordini rivolti al mondo degli spiriti.

Dalla leggenda degli spiriti che piangono alle crepe delle ossa oracolari, la storia dei caratteri cinesi mostra quanto a lungo scrittura e divinazione siano rimaste intrecciate. La scrittura nacque per interrogare gli antenati e il cielo, e soltanto più tardi divenne lo strumento della burocrazia, della poesia e della filosofia. Ancora oggi Cangjie è ricordato come patrono degli scribi.