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∴-03 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di lettura

L'abjad arabo: lettere, numeri e cronogrammi in versi

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Che cos'è l'abjad, l'antico ordine delle lettere arabe con i loro valori numerici: usi in astronomia, cronogrammi poetici, scienza delle lettere e il 786.

La parola abjad riunisce le prime quattro lettere dell'antico ordine semitico: alif, ba, jim e dal. In arabo indica sia quell'ordine sia il sistema che assegna a ciascuna delle ventotto lettere un valore numerico, dalle unità alle decine e alle centinaia, fino a ghayn, che vale mille. La logica è la stessa dei sistemi ebraico e greco, ereditata dagli alfabeti dell'area aramaica e adattata alle lettere che l'arabo aveva aggiunto.

Un ordine più antico dell'alfabeto

L'ordine alfabetico arabo oggi in uso raggruppa le lettere per somiglianza di forma, ma l'abjad conserva la sequenza semitica originaria. Per ricordarla si usavano otto parole convenzionali, abjad, hawwaz, hutti, kalaman, sa'fas, qarashat, thakhadh e dazagh, prive di un significato proprio. Nel Maghreb e nella Spagna islamica circolava una variante con alcune lettere disposte diversamente, e quindi con valori in parte diversi.

Prima della diffusione delle cifre di origine indiana, l'abjad serviva anche per scrivere i numeri in documenti, tavole astronomiche e trattati. Gli astronomi arabi e persiani continuarono a usarlo a lungo nelle loro tabelle, perché le lettere occupavano poco spazio ed erano immediatamente leggibili dagli specialisti. Ancora oggi le lettere dell'abjad si usano talvolta per numerare paragrafi, pagine e allegati, come noi facciamo con a, b e c.

I cronogrammi della poesia persiana e ottomana

L'impiego più raffinato fu il cronogramma, chiamato tarikh. Il poeta componeva un verso finale le cui lettere, sommate, davano l'anno dell'evento celebrato secondo il calendario dell'Egira: una nascita, una morte, la costruzione di una moschea o di una fontana. Spesso un'espressione introduttiva avvertiva il lettore che il verso seguente conteneva la data, invitandolo a fare il calcolo.

Nelle epigrafi ottomane questi versi sono frequenti sopra porte, fontane e tombe, e la tradizione fiorì anche in Persia e nell'India moghul. Saper costruire un cronogramma elegante, in cui il senso letterale e la somma numerica coincidessero senza forzature, era considerato una prova di grande abilità poetica. Il genere richiedeva una doppia competenza, letteraria e aritmetica, e divenne uno dei passatempi preferiti dei letterati di corte.

La scienza delle lettere

Accanto all'uso pratico si sviluppò la cosiddetta ilm al-huruf, la «scienza delle lettere», che attribuiva alle lettere e ai loro numeri proprietà simboliche e cosmologiche. Il testo più noto di questo filone è lo Shams al-ma'arif, tradizionalmente attribuito ad Ahmad al-Buni, vissuto tra il XII e il XIII secolo, anche se la forma oggi nota dell'opera è frutto di aggiunte posteriori. Molti giuristi e teologi guardarono a queste speculazioni con diffidenza.

Un'eco popolare dell'abjad è il numero 786, diffuso soprattutto nell'Asia meridionale. Corrisponde alla somma delle lettere della formula bismillah al-rahman al-rahim, «nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso», e viene talvolta scritto in apertura di lettere e documenti al posto della formula stessa, per non esporre il testo sacro a un uso profano.

L'abjad attraversa così registri molto diversi: la contabilità, l'astronomia, la poesia di corte, la devozione e la speculazione esoterica. Conoscerlo aiuta a leggere iscrizioni e manoscritti del mondo islamico, dove una data può nascondersi in un verso e una cifra può prendere il posto di una preghiera. Per lo storico, inoltre, i cronogrammi sono spesso una fonte di datazione preziosa quando altri documenti mancano.