∴-05 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di letturaIl quadrato del Sator: un enigma di cinque parole
Il quadrato SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS da Pompei al Medioevo: ritrovamenti, il mistero di Arepo, l'ipotesi del Pater noster e gli usi popolari.
SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS: cinque parole latine di cinque lettere, disposte in una griglia che si legge identica in quattro direzioni. Il cosiddetto quadrato del Sator è una delle iscrizioni più diffuse e discusse dell'antichità e del Medioevo. Lo si trova in rovine romane, chiese, manoscritti e oggetti di devozione, dall'Inghilterra alla Siria, e ancora oggi non esiste accordo sul suo significato originario.
Le testimonianze di Pompei
Le attestazioni più antiche vengono da Pompei, e sono quindi anteriori all'eruzione del 79 d.C. Un esemplare fu individuato sulla parete della casa di Paquio Proculo; un altro, scoperto nel 1936, era graffito su una colonna della Grande Palestra. In queste versioni antiche il quadrato inizia con ROTAS, e solo più tardi si impose la forma che si apre con SATOR, oggi la più conosciuta.
Altri esempi d'età romana sono emersi a Dura Europos, sull'Eufrate, e a Cirencester, l'antica Corinium nella Britannia romana, dove un frammento d'intonaco con il quadrato fu trovato nel 1868. Una diffusione così ampia suggerisce che la formula circolasse come un gioco di parole conosciuto in gran parte dell'impero, dai soldati ai civili.
Che cosa vuol dire Arepo
Quattro parole appartengono al latino corrente: sator è il seminatore, tenet significa «tiene», opera indica le opere o il lavoro, rotas le ruote. Arepo invece non compare altrove e ha generato ipotesi di ogni genere: un nome proprio, un termine gallico per l'aratro, una parola inventata per completare lo schema. Una traduzione spesso proposta è «il seminatore Arepo tiene con cura le ruote», ma resta congetturale.
L'ipotesi del Pater noster
Negli anni Venti del Novecento si notò che le venticinque lettere, ricombinate, formano due volte PATERNOSTER disposte a croce attorno alla N centrale, con due A e due O avanzate, interpretabili come alfa e omega. L'ipotesi di un'origine cristiana ebbe grande successo, ma i ritrovamenti di Pompei la resero problematica: è difficile documentare, prima del 79, una comunità cristiana di lingua latina capace di costruire un simile emblema.
Il dibattito resta aperto. Alcuni studiosi pensano a un'origine ebraica, altri a un passatempo letterario privo di contenuto religioso, nato forse tra soldati o scolari che si esercitavano con le parole. In questa prospettiva la lettura cristiana sarebbe venuta dopo, nei secoli successivi, quando l'anagramma del Pater noster apparve naturale ai fedeli. Nessuna di queste ipotesi dispone, per ora, di prove decisive.
Dal muro all'amuleto
Nel Medioevo il quadrato fu inciso in luoghi sacri, come nella chiesa di San Pietro ad Oratorium presso Capestrano, in Abruzzo, e sul fianco del Duomo di Siena. Nella cultura popolare gli si attribuiva una funzione protettiva: secondo credenze attestate in diversi paesi europei, la formula veniva scritta contro gli incendi, i morsi dei cani o le malattie del bestiame.
La forza del Sator sta nella sua forma perfetta, più che in un significato certo. Una griglia che si legge in ogni senso trasmette un'idea di ordine chiuso e compiuto, e per questo ha attraversato duemila anni cambiando funzione: gioco di scrittura, emblema cristiano, segno protettivo. Ogni epoca ha trovato in quelle venticinque lettere la risposta che cercava.