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∴-04 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di lettura

Il numero 666: duemila anni di interpretazioni

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Il 666 dell'Apocalisse dal contesto antico a oggi: Nerone e la variante 616, le prudenze di Ireneo, le polemiche della Riforma e il Napoleone di Tolstoj.

Pochi numeri hanno avuto una fortuna paragonabile a quella del 666. Compare nel capitolo 13 dell'Apocalisse di Giovanni, dove si descrive una bestia che impone a tutti il proprio marchio. Il testo invita chi ha intelligenza a calcolare il numero della bestia e precisa che si tratta di un numero d'uomo, cioè di un nome umano tradotto in cifre. Proprio questo invito al calcolo ha alimentato, dal II secolo a oggi, una serie quasi infinita di proposte.

Il contesto antico e Nerone

Per gli studiosi moderni il punto di partenza è la gematria, familiare agli ebrei e ai Greci del tempo. La soluzione più accolta è il nome Nerone Cesare scritto in caratteri ebraici, nrwn qsr, che somma esattamente 666. L'imperatore che aveva perseguitato i cristiani di Roma dopo l'incendio del 64 era un candidato naturale, anche perché dopo la sua morte circolavano voci su un suo ritorno.

Un indizio a favore viene dalla variante 616, attestata in alcuni manoscritti e già nota a Ireneo di Lione, che la considerava un errore dei copisti. Se si scrive il nome nella forma latina Nero, senza la n finale, la somma ebraica scende proprio a 616. Un frammento di papiro trovato a Ossirinco, in Egitto, e databile al III secolo, riporta questa lezione ed è tra i testimoni più antichi del passo.

Ireneo e i primi tentativi

Ireneo, nel quinto libro dell'opera Contro le eresie, affronta il problema con prudenza. Elenca alcune possibili soluzioni greche di valore 666, come Euanthas, Lateinos e Teitan, ma conclude che è più sicuro attendere l'adempimento della profezia piuttosto che azzardare un nome. Lateinos, cioè «il Latino», ebbe comunque una certa fortuna come allusione all'impero romano e, più tardi, alla Chiesa di lingua latina.

Accanto alla ricerca del nome nascosto si diffuse anche una lettura simbolica. Il sei, che non raggiunge il sette, numero della pienezza e del compimento nella tradizione biblica, ripetuto tre volte indicherebbe un'imperfezione portata all'estremo, una pretesa di perfezione che fallisce. Questa interpretazione, che non richiede alcun calcolo sulle lettere, convisse a lungo con i tentativi di identificare un personaggio preciso.

Papi, sovrani e polemiche moderne

Nell'età della Riforma il numero divenne un'arma polemica. Autori protestanti lo applicarono al papato, e il teologo tedesco Andreas Helwig, nel 1612, sostenne che il titolo Vicarius Filii Dei, letto con i numerali romani, desse 666. Gli autori cattolici risposero con calcoli analoghi rivolti contro i riformatori, a cominciare da Martin Lutero, il cui nome fu piegato in vari modi per ottenere la stessa somma.

Ogni epoca trovò il suo candidato. In Guerra e pace di Tolstoj il protagonista Pierre Bezuchov, servendosi di un alfabeto francese adattato, ricava 666 dall'espressione L'Empereur Napoléon e ne trae conseguenze sul proprio destino. Il passo del romanzo, pubblicato negli anni Sessanta dell'Ottocento, mostra come il calcolo fosse ormai entrato nell'immaginario comune, anche fuori dall'ambito religioso.

La storia del 666 è in fondo la storia dei suoi lettori. Il testo dell'Apocalisse parlava a comunità del I secolo con un linguaggio cifrato che i contemporanei potevano comprendere; i secoli successivi hanno proiettato su quel numero le proprie paure e i propri avversari. Seguire queste letture significa attraversare la storia della Chiesa, delle sue divisioni e della cultura popolare europea.