∴-12 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di letturaAbracadabra: dalla medicina romana al palcoscenico
La storia della parola abracadabra: il Liber medicinalis di Sereno Sammonico, le etimologie incerte, la peste di Londra e l'arrivo sul palcoscenico.
Oggi abracadabra è la parola che accompagna i giochi di prestigio, ma la sua storia comincia in un trattato di medicina. La prima attestazione sicura si trova nel Liber medicinalis, un poema didascalico in esametri latini attribuito a Quinto Sereno Sammonico, autore vissuto probabilmente tra il II e il III secolo d.C. La paternità precisa e la datazione dell'opera sono ancora discusse dagli studiosi, ma il testo fu molto letto e copiato per tutto il Medioevo.
Il triangolo contro la febbre
Nel capitolo dedicato a un tipo di febbre che i medici antichi chiamavano emitriteo, il poema descrive la parola scritta su più righe, togliendo ogni volta una lettera, fino a ottenere un triangolo che si restringe verso il basso, e portata al collo come amuleto. Secondo la mentalità dell'epoca, il male avrebbe dovuto diminuire insieme alla parola, come la figura che si assottiglia fino a scomparire.
Il Liber medicinalis mescola rimedi derivati in gran parte dalla Storia naturale di Plinio con formule di questo genere, e mostra come nella medicina popolare romana scrittura e cura fossero strettamente legate. Di efficacia, naturalmente, non si può parlare: si tratta di una credenza documentata, preziosa per lo storico perché rivela come gli antichi pensavano il rapporto tra parola e corpo, non di un rimedio.
Un'etimologia incerta
Sull'origine della parola sono state avanzate molte ipotesi. Una delle più ripetute la collega a un'espressione aramaica che significherebbe «creo mentre parlo», ma non trova conferme nelle fonti antiche. Altri l'hanno accostata ad Abrasax, il nome gnostico inciso su tante gemme magiche, oppure alle parole ebraiche per padre, figlio e spirito. Nessuna di queste spiegazioni è dimostrata, e l'etimologia resta, con ogni probabilità, sconosciuta.
Va anche ricordato che nei manoscritti medievali la parola compare in grafie diverse, e che la stessa forma a triangolo decrescente era applicata ad altre formule. Per i copisti contava più la figura che il significato: la parola, che nessuno sapeva tradurre, valeva proprio per il suo carattere misterioso. Anche per questo la parola si prestò a essere copiata da una lingua all'altra senza tradursi.
Peste, almanacchi e prestigiatori
La fortuna moderna della parola fu notevole. Nel Diario dell'anno della peste, pubblicato nel 1722, Daniel Defoe racconta che durante l'epidemia di Londra del 1665 molti portavano amuleti con la parola abracadabra disposta a triangolo, e ne parla con evidente scetticismo, accanto ad altri segni e talismani venduti ai cittadini spaventati. L'osservazione conferma quanto la formula fosse ancora diffusa nell'Inghilterra del Seicento.
Nel corso dell'Ottocento, con lo sviluppo della prestigiazione teatrale, la parola perse quasi del tutto il legame con la medicina e divenne un elemento di spettacolo, sinonimo di formula magica per eccellenza. In molte lingue europee indica ormai anche un discorso oscuro, pieno di parole difficili e incomprensibili. Il passaggio dal rimedio allo spettacolo è uno degli esempi più chiari di come una credenza possa trasformarsi in gioco.
Abracadabra è un esempio raro di parola magica sopravvissuta per quasi due millenni senza cambiare forma. Ha attraversato la medicina antica, la devozione popolare, le epidemie e il teatro, perdendo via via la sua funzione originaria. Ciò che è rimasto è il suono, e con esso l'idea antica che certe parole, per il solo fatto di essere pronunciate o scritte, possano agire sul mondo.