א-06 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di letturaIl protosinaitico: l'alfabeto nato nelle miniere di turchese
Le iscrizioni di Serabit el-Khadim nel Sinai, la lettura di Alan Gardiner del 1916 e il principio acrofonico all'origine di tutti gli alfabeti.
Nel deserto del Sinai sud-occidentale, a Serabit el-Khadim, gli Egizi del Medio Regno estraevano turchese e vi eressero un tempio dedicato ad Hathor, la «signora del turchese». Tra il 1904 e il 1905 l'archeologo britannico William Matthew Flinders Petrie vi trovò, accanto alle iscrizioni geroglifiche, un piccolo gruppo di testi in segni sconosciuti. Sembravano geroglifici semplificati, ma erano troppo pochi per esserlo. Oggi sono considerati tra le più antiche testimonianze di scrittura alfabetica.
La sfinge e la parola Baalat
La chiave venne nel 1916 dall'egittologo Alan Gardiner. Studiando una piccola sfinge di arenaria proveniente dal sito e oggi al British Museum, notò che una sequenza di segni ricorreva più volte. Ipotizzò che rappresentasse le consonanti b, ayin, l e t e la lesse come Baalat, «la Signora», titolo semitico che poteva corrispondere ad Hathor. Sulla stessa sfinge un'iscrizione geroglifica nomina proprio la dea, il che rese la proposta molto convincente.
La lettura di Gardiner non permise di tradurre tutti i testi, che restano in gran parte oscuri, ma rivelò il principio su cui si fondavano. Gli autori, probabilmente lavoratori o funzionari di lingua semitica impiegati nelle spedizioni egiziane, avevano preso alcuni segni egizi e li avevano usati non per il loro significato, ma per il primo suono della parola corrispondente nella propria lingua.
Il principio acrofonico
Questo procedimento si chiama acrofonia. La testa di bue, in semitico alp, rappresentava il colpo di glottide iniziale; la pianta di una casa, bayt, il suono b; le onde dell'acqua, maym, il suono m; l'occhio, ayin, una consonante gutturale; la testa, rash, il suono r. Con una ventina di segni era possibile scrivere qualunque parola, senza bisogno di conoscere le centinaia di segni del sistema egizio.
È qui che affondano le radici dei nomi delle lettere ancora in uso. Aleph e alfa, bet e beta, mem e mi conservano la memoria di quelle immagini originarie. Anche la forma di alcune lettere latine, dopo molte trasformazioni, discende da questi disegni: la nostra A, capovolta, ricorda ancora le corna di un bue.
Una datazione discussa
La cronologia delle iscrizioni di Serabit el-Khadim è ancora oggetto di dibattito. Alcuni studiosi le collocano nel XIX o XVIII secolo a.C., durante il Medio Regno, altri le spostano più tardi, verso il XVI o XV secolo a.C. Negli anni Novanta del Novecento due brevi iscrizioni scoperte nel Wadi el-Hol, nel deserto occidentale egiziano, hanno rafforzato l'idea di un'origine antica, legata agli ambienti di lingua semitica presenti in Egitto.
Alla scrittura protosinaitica si affiancano altri testi definiti protocananaici, trovati in Palestina e databili a vari momenti del II millennio a.C. Brevi e frammentari, mostrano come il nuovo principio si diffuse lentamente nel Levante, fino a stabilizzarsi in un sistema di ventidue lettere che, intorno al 1000 a.C., chiamiamo alfabeto fenicio.
Colpisce che un'invenzione così decisiva sia nata probabilmente ai margini della grande civiltà egizia, in un luogo di lavoro duro e lontano dalle capitali. Dal tempio di una dea del deserto, attraverso le mani di uomini anonimi, prese avvio la serie di scritture che oggi permette a miliardi di persone di leggere e scrivere.