∴-19 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di letturaCronogrammi: date nascoste nelle lettere di una frase
Come funzionano i cronogrammi latini, ebraici e arabi: lettere-numero evidenziate, l'esempio di Gustavo Adolfo, il computo minore e le fontane ottomane.
Un cronogramma è una frase in cui alcune lettere, sommate secondo il loro valore numerico, danno una data. In latino si sfruttano i numerali romani: le lettere I, V, X, L, C, D e M presenti nel testo vengono scritte più grandi o in un colore diverso, e la loro somma indica l'anno dell'evento ricordato. Il procedimento fu amatissimo nell'Europa barocca, ma ha paralleli significativi anche nelle tradizioni ebraica e islamica, fondate su altri alfabeti numerali.
Una moda dell'età barocca
I cronogrammi latini si diffusero soprattutto tra il Cinquecento e il Settecento, in particolare nei paesi germanici e nelle Fiandre. Comparivano su frontespizi di libri, monete, medaglie, campane, lapidi e archi trionfali eretti per l'ingresso dei sovrani. In alcune occasioni solenni si componevano interi poemi in cui ogni verso conteneva lo stesso anno, una sfida che richiedeva pazienza e una notevole padronanza della lingua latina.
Un esempio spesso citato è legato al re di Svezia Gustavo II Adolfo: ChrIstVs DuX ergo trIVMphVs, «Cristo è la guida, dunque trionfo». Sommando le lettere evidenziate, cioè C, I, V, D, X, I, V, M e V, si ottiene 1627. La u minuscola di dux non viene contata, perché scritta volutamente in modo da non comparire tra le lettere-numero: è proprio questa scelta grafica a guidare il lettore.
Le date in ebraico e in arabo
Nella tradizione ebraica la data di stampa di un libro veniva spesso indicata con una parola o un versetto biblico le cui lettere, segnalate con punti o piccoli segni, sommavano l'anno del calendario ebraico. Di solito si ometteva il migliaio, secondo l'uso detto «computo minore». Leggere correttamente queste date è una delle difficoltà classiche per chi studia i libri ebraici antichi, perché non sempre è chiaro quali lettere vadano contate.
Nel mondo islamico il cronogramma, fondato sui valori dell'abjad, era un genere poetico raffinato. Poeti persiani, ottomani e moghul chiudevano elegie e iscrizioni celebrative con un verso cifrato, e molte fontane e moschee di Istanbul portano ancora iscrizioni di questo tipo sopra l'ingresso. Per gli storici dell'architettura sono spesso il modo più diretto per datare un edificio.
Tra virtuosismo e memoria
Il cronogramma univa due esigenze: ricordare una data e trasformarla in un piccolo enigma. Chi lo componeva doveva rispettare il senso della frase, la grammatica e talvolta il metro, e insieme ottenere la somma esatta. Non mancarono i critici, che consideravano questi esercizi una forma di pedanteria, ma la loro presenza sui monumenti testimonia il gusto di un'epoca per l'ingegno verbale e per la scrittura come gioco colto.
Esistono anche casi estremi, come le raccolte composte interamente di cronogrammi, in cui decine o centinaia di versi ripetono la stessa data per celebrare un giubileo, un'incoronazione o la fondazione di un'istituzione. Questi componimenti, oggi quasi dimenticati, venivano stampati e offerti come omaggi ufficiali, e testimoniano una cultura in cui il latino era ancora la lingua comune delle élite colte europee.
Oggi molti visitatori passano davanti a una lapide o a un portale senza accorgersi che alcune lettere, più grandi delle altre, contengono un anno. Riconoscere un cronogramma è un modo per leggere i monumenti con gli occhi di chi li ha costruiti, per i quali una data poteva essere al tempo stesso un omaggio, una preghiera e una prova di abilità.