Marchio registrato Studio Esoterico CornelioAlfabeti OccultiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio
∴-18 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di lettura

Il ren: il potere del nome nell'antico Egitto

EGITTOTVXIIDROT15 · PIGPENᚱᚷᚺᛗᛗᛉ

Il ren, il nome come parte della persona in Egitto: cartigli e titolature, nomi cancellati, testi di esecrazione e il mito di Iside e del nome segreto di Ra.

Per gli antichi Egizi il nome, chiamato ren, non era un'etichetta esterna ma una parte costitutiva della persona, accanto al corpo, al ka, al ba, all'ombra e al cuore. Finché il nome veniva pronunciato e scritto, la persona continuava in qualche modo a esistere; cancellarlo significava infliggerle una seconda morte, più definitiva della prima. Da questa concezione derivano molte pratiche religiose, funerarie e magiche documentate lungo quasi tre millenni di storia egizia.

Il nome che fa vivere

Le iscrizioni funerarie invitano spesso i passanti a pronunciare il nome del defunto e a recitare la formula delle offerte, assicurandogli così pane, birra e ogni cosa buona e pura. La sopravvivenza dipendeva dalla memoria dei vivi e dalla durata della scrittura: per questo i nomi venivano incisi nella pietra e ripetuti su statue, sarcofagi, stele e oggetti del corredo, quasi a moltiplicare le garanzie contro l'oblio.

Il nome del re era racchiuso in un ovale che oggi chiamiamo cartiglio, in egiziano shenu, che rappresentava una corda annodata e alludeva all'idea di circondare, cioè di dominare tutto ciò che il sole circonda nel suo corso. La titolatura reale comprendeva cinque nomi, ciascuno con un significato politico e religioso preciso, assunti al momento dell'ascesa al trono e destinati a definire il programma del regno.

La cancellazione del nome

Proprio perché il nome era così importante, la sua distruzione era una forma di condanna. Dopo la morte della regina Hatshepsut, sotto il regno di Thutmosi III, molte sue immagini e molti suoi cartigli furono scalpellati dai monumenti. Dopo l'età di Amarna fu colpito il ricordo di Akhenaton, il cui nome scomparve dalle liste reali successive. Durante il regno dello stesso Akhenaton, del resto, era stato il nome del dio Amon a essere martellato su templi e monumenti.

Una forma rituale della stessa logica sono i testi di esecrazione: nomi di nemici stranieri e di ribelli egiziani scritti su vasi o su statuette d'argilla, che venivano poi spezzati o sepolti. Ne sono state trovate serie importanti risalenti al Medio Regno, preziose anche per gli storici perché conservano nomi di luoghi e di principi della Nubia, della Libia e dell'area siro-palestinese.

Iside e il nome segreto di Ra

Il mito più eloquente sul potere del nome è conservato in un papiro d'epoca ramesside oggi al Museo Egizio di Torino. Il racconto narra che la dea Iside, desiderando conoscere il nome segreto del dio sole Ra, ormai vecchio, plasmò un serpente con la saliva del dio mescolata alla terra e lo pose sul suo cammino. Morso e tormentato dal veleno, Ra elencò molti dei suoi nomi, ma solo quando rivelò quello nascosto Iside lo liberò dal dolore.

Il mito spiega perché la magia egizia insistesse tanto sui nomi: conoscere il vero nome di un dio, di un demone o di una malattia era considerato la chiave per agire su di essi. Nel Libro dei morti il defunto deve dichiarare i nomi delle porte dell'aldilà e dei loro guardiani per poter passare, dimostrando una conoscenza che gli apre la strada.

Il ren mostra quanto profondamente la cultura egizia intrecciasse scrittura ed esistenza. Il geroglifico non era solo un mezzo per comunicare, ma una forma di presenza: scrivere un nome lo faceva durare, cancellarlo lo annientava. È un'idea che ritroviamo, in forme diverse, in molte tradizioni successive che hanno attribuito ai nomi un potere sul mondo.