∴-20 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di letturaNotarikon, temurah e atbash: le tecniche cabalistiche sulle lettere
Notarikon e temurah dalla Bibbia alla Kabbalah: l'anokhi del Talmud, la formula AGLA, l'atbash nel libro di Geremia, Abulafia, Pico e Reuchlin.
Accanto alla gematria, l'esegesi ebraica e poi la Kabbalah svilupparono altre due tecniche fondate sulle lettere: il notarikon, che interpreta una parola come sigla di una frase, e la temurah, che sostituisce le lettere secondo regole fisse. Entrambe hanno radici antiche, attestate nella Bibbia stessa e nella letteratura rabbinica, e furono poi sistematizzate dai cabalisti medievali e riprese dagli umanisti e dai trattatisti di magia del Rinascimento europeo.
Il notarikon, arte delle iniziali
Il nome deriva dal greco notarikon, legato ai notarii, gli stenografi che abbreviavano le parole per scrivere più in fretta. Il procedimento consiste nel leggere ogni lettera di una parola come l'iniziale di un'altra parola, oppure, al contrario, nel ridurre una frase alle sue iniziali. Il Talmud, nel trattato Shabbat, interpreta così la parola anokhi, «io», che apre i Dieci comandamenti, come sigla di una frase aramaica in cui Dio dichiara di aver scritto e donato egli stesso la Torah.
Dalla stessa logica nacque AGLA, sigla ebraica dell'espressione Atah gibbor le-olam Adonai, «tu sei potente in eterno, Signore», tratta dalla preghiera quotidiana. La formula si diffuse ben oltre l'ambito ebraico e compare spesso, come parola protettiva, su amuleti, anelli e manoscritti cristiani del tardo Medioevo e del Rinascimento, spesso trascritta da chi ne ignorava del tutto l'origine.
L'atbash e le sostituzioni
La temurah comprende diversi sistemi di permutazione. Il più noto è l'atbash, che sostituisce la prima lettera dell'alfabeto con l'ultima, la seconda con la penultima e così via: alef con tav, bet con shin. Il nome stesso riunisce le prime due coppie, alef-tav e bet-shin. Nell'albam, invece, l'alfabeto viene diviso in due metà di undici lettere che si scambiano tra loro in ordine, secondo un principio simile ai cifrari per sostituzione. Altri sistemi, come l'atbah, seguono criteri più complessi.
L'atbash è già presente nel libro di Geremia. Il nome misterioso Sheshakh, che compare nei capitoli 25 e 51, corrisponde a Babel, Babilonia, cifrato in questo modo, e l'espressione Lev qamai, nel capitolo 51, corrisponde a Kasdim, i Caldei. Gli studiosi discutono se l'uso servisse davvero a nascondere il nome o fosse piuttosto un artificio letterario, dato che altrove nello stesso testo Babilonia è nominata apertamente.
Dalla Kabbalah agli umanisti
Nel XIII secolo il cabalista Abraham Abulafia, nato a Saragozza e vissuto a lungo anche in Italia, fece della combinazione delle lettere il fondamento di una disciplina contemplativa, mentre gli autori dello Zohar e i commentatori successivi usarono queste tecniche per collegare versetti lontani. Nel Rinascimento Giovanni Pico della Mirandola e Johannes Reuchlin le presentarono ai lettori cristiani come chiavi per leggere la Scrittura, e Agrippa le inserì nella sua grande sintesi di filosofia occulta.
Notarikon e temurah mostrano un'idea comune a tutta la tradizione delle lettere: il testo sacro è un insieme di segni che si può scomporre e ricomporre senza perdere la propria verità. Che servissero a interpretare, a meditare o a cifrare un nome, queste tecniche hanno contribuito a fare dell'alfabeto ebraico uno dei grandi laboratori simbolici della cultura occidentale. Ancora oggi gli storici della crittografia ricordano l'atbash come uno dei più antichi esempi documentati di cifrario per sostituzione.