א-08 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di letturaL'alfabeto ebraico e il Sefer Yetzirah: lettere che creano il mondo
Dalle iscrizioni paleoebraiche alla scrittura quadrata, le 22 lettere ebraiche e il Sefer Yetzirah con madri, doppie e semplici nella mistica ebraica.
Nella tradizione ebraica le lettere dell'alfabeto non sono semplici strumenti per registrare la lingua. Secondo un detto riportato nel Talmud babilonese, nel trattato Berakhot, Bezalel, l'artefice del Tabernacolo, sapeva combinare le lettere con cui furono creati il cielo e la terra. Questa idea, che la creazione stessa sia fatta di lettere, attraversa i secoli e trova la sua espressione più celebre in un piccolo e misterioso libro, il Sefer Yetzirah.
Dalla scrittura paleoebraica a quella quadrata
Gli antichi Israeliti usavano in origine una scrittura derivata dal fenicio, detta oggi paleoebraica. Ne sono esempi il calendario di Gezer, attribuito di solito al X secolo a.C., e l'iscrizione di Siloe, incisa verso il 700 a.C. nel tunnel idrico di Gerusalemme legato al re Ezechia. Dopo l'esilio babilonese si affermò invece la scrittura quadrata di origine aramaica, che il Talmud chiama ketav ashuri.
È la scrittura dei rotoli del Mar Morto, scoperti a partire dal 1947 nelle grotte di Qumran, nei quali però il nome divino compare talvolta ancora in caratteri paleoebraici, segno del rispetto per la forma antica. L'alfabeto conta ventidue lettere consonantiche; cinque di esse, kaf, mem, nun, pe e tsade, hanno una forma speciale in fine di parola. Le vocali furono indicate più tardi con punti e trattini, sistemati dai masoreti di Tiberiade tra il VII e il X secolo.
Il Libro della Formazione
Il Sefer Yetzirah, il «Libro della Formazione», è un testo breve e denso, di datazione molto incerta: le proposte degli studiosi vanno dai primi secoli dell'era volgare fino all'alto Medioevo. La tradizione lo attribuisce al patriarca Abramo. Il libro afferma che Dio creò il mondo per mezzo di trentadue vie meravigliose di sapienza: le dieci sefirot, intese qui come numeri o dimensioni, e le ventidue lettere.
Le lettere sono divise in tre gruppi. Le tre «madri», aleph, mem e shin, sono associate all'aria, all'acqua e al fuoco. Le sette «doppie», che in antico avevano due pronunce, corrispondono ai sette pianeti visibili e ai sette giorni. Le dodici «semplici» sono collegate ai dodici segni dello zodiaco e ai dodici mesi. L'universo, l'anno e il corpo umano appaiono così costruiti sulla stessa trama di segni.
Numeri, nomi e interpretazioni
Ogni lettera ebraica possiede anche un valore numerico: aleph vale uno, bet due, fino a tav che vale quattrocento. Su questa base si sviluppò la ghematria, un metodo interpretativo che accosta parole con lo stesso valore. I maestri del Talmud e del Midrash la usarono con moderazione; i cabalisti medievali la trasformarono in uno strumento di riflessione sui significati nascosti della Torah.
Il Sefer Yetzirah fu commentato già nel X secolo da Saadia Gaon e dal medico Shabbetai Donnolo, nato a Oria in Puglia, e divenne un testo fondamentale per la Qabbalah medievale, in Provenza e in Spagna. Più tardi gli umanisti cristiani del Rinascimento, come Giovanni Pico della Mirandola, si interessarono alla cabala proprio per questa visione della lingua come chiave del cosmo.
Che si accolga o meno la sua prospettiva mistica, il Sefer Yetzirah resta un documento straordinario per la storia del pensiero. Testimonia un modo di vedere in cui leggere e scrivere non sono attività profane, ma partecipazione a un ordine che, secondo la tradizione, precede il mondo stesso e lo sostiene, e in cui ogni lettera dell'alfabeto custodisce una piccola parte del mistero della creazione.