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I sigilli dei nomi nei grimori: una storia della scrittura magica

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Dai charaktêres dei papiri ai quadrati planetari di Agrippa, dal Sigillum Dei del Liber iuratus ai sigilli della Goetia: storia di segni copiati e trasformati.

Nei manuali di magia dell'Europa medievale e moderna, i grimori, il nome di un angelo o di uno spirito non viene soltanto scritto: spesso è accompagnato da un sigillo, un disegno lineare che ne rappresenta l'identità. Questi segni, in apparenza arbitrari, hanno una storia che si può ricostruire. Alcuni derivano da operazioni sulle lettere e sui numeri, altri da modelli molto più antichi, trasmessi e deformati da un manoscritto all'altro nel corso dei secoli.

Caratteri e lettere a occhiali

Già i papiri magici greci e le gemme incise d'età imperiale presentano i cosiddetti charaktêres, segni composti da tratti terminati da piccoli cerchi, che gli studiosi tedeschi hanno chiamato «lettere a occhiali». Non appartengono a nessun alfabeto noto e venivano considerati una scrittura rivolta alle potenze divine, comprensibile a loro più che agli uomini. Questa grafia sopravvisse nella magia bizantina, araba ed ebraica, e giunse fino ai grimori latini del tardo Medioevo.

I quadrati planetari di Agrippa

Una delle fonti più influenti fu il De occulta philosophia di Enrico Cornelio Agrippa di Nettesheim, pubblicato in forma completa nel 1533. Nel secondo libro l'autore presenta i quadrati magici attribuiti ai sette pianeti, griglie di numeri in cui ogni riga, ogni colonna e ogni diagonale danno la stessa somma, e accanto a essi riproduce sigilli planetari e segni attribuiti alle intelligenze e agli spiriti di ciascun pianeta.

Il principio, esposto da Agrippa in termini teorici, collega le lettere ebraiche di un nome ai loro valori numerici e questi alle caselle del quadrato: il sigillo è la traccia geometrica che ne risulta. Era un modo di dare forma visibile alla corrispondenza tra nome, numero e astro, tipica del pensiero rinascimentale, che vedeva il cosmo come un sistema di analogie in cui ogni livello rispecchia gli altri.

La Clavicula e il Lemegeton

La Clavicula Salomonis, la «Chiave di Salomone», circolò in molte versioni manoscritte a partire dal tardo Medioevo, in latino, italiano, francese e altre lingue, e contiene pentacoli con nomi divini e versetti biblici disposti in cerchi concentrici. Il Lemegeton, o Piccola chiave di Salomone, è invece una compilazione inglese del Seicento: la sua prima parte, la Goetia, attribuisce a ciascuno dei settantadue spiriti descritti un sigillo diverso.

Gli studiosi hanno mostrato che molti di questi disegni si sono trasformati copia dopo copia, con errori e varianti, tanto che lo stesso sigillo può apparire molto diverso in due manoscritti. Altri segni derivano da fonti più antiche, come il Liber iuratus attribuito a Onorio di Tebe, del XIII secolo, che contiene il Sigillum Dei, un complesso diagramma di nomi divini disposti in cerchi e in un eptagono, ripreso nel Cinquecento anche dall'erudito inglese John Dee.

La storia dei sigilli mostra la magia dotta come una cultura della scrittura: copisti, compilatori ed eruditi lavoravano su lettere, numeri e figure geometriche, ereditando e trasformando segni nati secoli prima. Oggi questi disegni interessano gli storici del libro e delle idee proprio per ciò che rivelano sulla trasmissione dei manoscritti, sugli scambi tra culture e sulle speranze di chi li copiava e li leggeva.