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Il Sefer Yetzirah: la creazione attraverso ventidue lettere

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Il Libro della formazione e la sua cosmologia delle lettere: datazione incerta, madri, doppie e semplici, i commenti di Saadia Gaon e Donnolo, la fortuna.

Il Sefer Yetzirah, il «Libro della formazione», è uno dei testi più brevi e più enigmatici della tradizione ebraica: poche pagine, in alcune redazioni meno di duemila parole. Vi si afferma che Dio abbia creato il mondo attraverso trentadue vie meravigliose di sapienza, cioè le dieci sefirot e le ventidue lettere dell'alfabeto ebraico. Per secoli è stato considerato il fondamento della mistica delle lettere e uno dei testi più commentati del pensiero ebraico medievale.

Un testo senza data

Nessuno sa con certezza quando il libro sia stato scritto. Le proposte degli studiosi vanno dai primi secoli dell'era volgare fino al periodo islamico, intorno al IX secolo, e il testo esiste in più redazioni, una breve e una lunga, oltre a quella adottata e commentata da Saadia Gaon. La tradizione lo attribuisce al patriarca Abramo, e alcune edizioni lo chiamano appunto Lettere di Abramo nostro padre, ma si tratta di un'attribuzione leggendaria.

Il primo commento datato è quello di Saadia Gaon, scritto nel 931. Nel X secolo seguirono altri commentatori, tra cui Dunash ibn Tamim a Kairouan e il medico Shabbetai Donnolo, nato a Oria, in Puglia, autore del commento intitolato Sefer Hakhmoni. Guillaume Postel ne pubblicò una traduzione latina a Parigi nel 1552, e la prima edizione ebraica a stampa uscì a Mantova nel 1562, con diversi commenti.

Madri, doppie e semplici

Il cuore del testo è una classificazione delle lettere. Tre sono dette «madri»: alef, mem e shin, collegate all'aria, all'acqua e al fuoco. Sette sono «doppie», perché anticamente alcune di esse avevano due pronunce: bet, gimel, dalet, kaf, pe, resh e tav, poste in relazione con i sette pianeti, i giorni della settimana e le sette aperture del volto. Le dodici «semplici» corrispondono ai segni dello zodiaco, ai mesi dell'anno e alle principali membra del corpo umano.

Così l'alfabeto diventa una mappa che lega tre livelli della realtà: il cosmo, il tempo e l'essere umano, che il testo chiama rispettivamente mondo, anno e anima. Ogni lettera occupa un posto preciso in ciascuno dei tre livelli, e la corrispondenza tra di essi esprime l'idea che l'universo sia costruito secondo un unico progetto linguistico.

Lettere come pietre

Il testo descrive anche le lettere come pietre con cui si costruiscono case: due pietre costruiscono due case, tre ne costruiscono sei, quattro ventiquattro, e così via, in una delle prime riflessioni sulle permutazioni nella cultura ebraica. Le combinazioni di due lettere sono chiamate «porte», e il loro numero, duecentotrentuno, esprime la varietà del mondo creato a partire da pochi elementi.

La Kabbalah medievale rilesse le dieci sefirot del Sefer Yetzirah in un senso diverso, come emanazioni divine, e fece del libro una delle sue fonti principali. Nel Talmud, nel trattato Sanhedrin, si racconta di due maestri che, studiando le leggi della creazione, plasmavano ogni vigilia di sabato un vitello da mangiare: un episodio che più tardi fu collegato a questo testo e alla leggenda del golem, la figura d'argilla animata attraverso le lettere.

Il Sefer Yetzirah presenta l'alfabeto non come uno strumento inventato dagli uomini, ma come la struttura stessa del reale. Questa idea, espressa con una concisione quasi matematica, ha influenzato la mistica ebraica, la Kabbalah cristiana del Rinascimento e la riflessione moderna sul linguaggio, facendo di un piccolo libro uno dei testi fondamentali per chi studia la storia delle scritture sacre.