Ψ-06 // Studio Esoterico Cornelio // 3 min di letturaTritemio e la Polygraphia: il primo libro a stampa sulla crittografia
Tritemio, abate di Sponheim, e la Polygraphia stampata nel 1518: la cifra Ave Maria, la tabula recta e la nascita della crittografia come disciplina.
Johannes Heidenberg, noto con il nome latino di Tritemio dalla sua città natale, Trittenheim sulla Mosella, fu una delle figure più singolari del Rinascimento tedesco. Nato nel 1462, divenne giovanissimo abate del monastero benedettino di Sponheim, che trasformò in un celebre centro di studi grazie a una biblioteca di migliaia di volumi. Morì nel 1516 a Würzburg, dove guidava l'abbazia di San Giacomo.
Un abate tra storia e segreti
Tritemio scrisse cronache, cataloghi di scrittori ecclesiastici e opere di spiritualità monastica, ma la sua fama, già in vita, fu legata a interessi più inquieti: la magia naturale, i nomi degli angeli, le scritture nascoste. Il giovane Cornelio Agrippa gli fece visita e gli dedicò la prima stesura del De occulta philosophia, mentre Paracelso lo indicò tra i propri maestri. Corrispondeva con umanisti di tutta Europa.
La Polygraphia
La Polygraphia, in sei libri, fu completata intorno al 1508 e dedicata all'imperatore Massimiliano I. Venne stampata solo nel 1518, due anni dopo la morte dell'autore, e per questo è considerata il primo libro a stampa interamente dedicato alla crittografia. A differenza della Steganographia, che avrebbe suscitato scandalo, la Polygraphia presenta i suoi metodi in modo dichiarato, senza veli angelici o demoniaci.
Il primo libro contiene un sistema sorprendente: centinaia di tabelle in cui ogni lettera dell'alfabeto corrisponde a una parola latina. Scegliendo una parola per ogni lettera del messaggio, si ottiene un testo che sembra una preghiera devota. Questa cifra, che gli storici chiamano Ave Maria per il suo tono, unisce sostituzione e occultamento: chi la intercetta crede di leggere un innocuo testo religioso.
La tabula recta
Nel quinto libro compare lo strumento che ha reso Tritemio famoso tra i crittografi: la tabula recta, un quadrato formato da tutti gli alfabeti possibili, ciascuno spostato di una posizione rispetto al precedente. La prima riga è l'alfabeto normale, la seconda comincia dalla B, la terza dalla C. Tritemio propone di cifrare la prima lettera del messaggio con la prima riga, la seconda con la seconda, e così via.
Si tratta di un cifrario polialfabetico progressivo, in cui l'alfabeto cambia a ogni lettera secondo un ordine fisso. Il sistema è debole, perché la regola è sempre la stessa e manca una chiave segreta variabile, ma la tavola in sé diventerà la base dei metodi successivi. Bellaso e Vigenère useranno proprio un quadrato di questo tipo, guidato però da una parola chiave concordata.
L'eredità di un pioniere
La Polygraphia ebbe numerose edizioni e una traduzione francese di Gabriel de Collange, pubblicata nel 1561. Fu letta da diplomatici, segretari e curiosi, e contribuì a diffondere in Europa l'idea che la scrittura segreta fosse una disciplina con regole proprie, degna di un trattato. La parola stessa poligrafia, «scrittura molteplice», indicava la varietà dei sistemi possibili.
Tritemio rimane una figura sospesa tra due mondi: monaco erudito e ricercatore di segreti, storico e mago agli occhi dei contemporanei. Nella Polygraphia, però, parla soprattutto il tecnico, e le sue tavole hanno accompagnato i cifratori per secoli, molto dopo che le polemiche sulla sua reputazione si erano spente. La tabula recta, in particolare, è rimasta fino al Novecento uno strumento di lavoro quotidiano.